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CINEMA AMATORIALE/ Che differenza c’è tra Paranormal Activity e i filmini (odiosissimi) delle vacanze?

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Si tratta di un balzo evoluzionistico enorme. La narrazione, infatti, implica una poetica, cioè una poiesis in cui l’autore crea una prospettiva soggettiva del reale, cioè un modo di dire e mostrare solo ed unicamente suo. In effetti anche la documentaristica è soggettiva, ma il suo eterno sforzo è cercare di non esserlo. In ogni caso, passati al film amatoriale, l’implicazione è che ciò che viene mostrato deve essere per forza ri-costruito, perché la realtà o il racconto visti attraverso gli occhi del regista sono programmaticamente soggettivi.

 

In questo, un film horror amatoriale brutalmente (e simpaticamente) inetto come Violent Shit (1989) non è affatto diverso da un capolavoro come Amarcord (1973); il regista Andreas Schnaas e Federico Fellini volevano entrambi raccontare qualcosa attraverso una loro visione (non che ci sia altro mezzo per un essere umano, d’altronde!). La differenza sostanziale è data dal fatto che per Fellini l’arte si affiancava alla tekne che trasforma il semplice atto creativo (poetico) in stile, il tutto supportato, più prosaicamente, da un budget che rende possibile il tutto.

 

Il povero Schnaas non solo non aveva a disposizione i soldi ma soprattutto non aveva la tecnica per traghettare la sua “poetica” su un lido stilistico e passare dall’essere “un individuo qualunque con in mano una videocamera” ad essere un regista con la “r” più o meno maiuscola. Il succo del film amatoriale, che cerca disperatamente di essere cinema ma manca dei mezzi e della tecnica per vendersi come tale, è tutto qua; ed è tutto qua anche il cinema finto-amatoriale che cerca di percorrere l’evoluzione a ritroso ri-portandosi alla fase del filmato delle vacanze così che tutti, proprio tutti, possano riconoscersi in esso, perché tutti, proprio tutti, l’avrebbero potuto girare.

 

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