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SENZA TRACCIA/ Una fotografia e una lavagna bianca: così la squadra di Jack Malone ricostruisce un mondo

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Un vero e proprio lavoro investigativo, come quello cui ci avevano abituato i vecchi polizieschi. Al centro non c’è la tecnologia di sofisticate macchine di laboratorio, bensì la vittima, vissuta nel cuore di relazioni umane che non si possono ignorare. Ogni persona sfiorata o ogni luogo attraversato diventano un frammento della sua vita, in grado di raccontarci il perché di una sua azione.

 

Quella lavagna bianca, così, si arricchisce di linee, di volti e nomi, di orari e luoghi che parlano, oltre che della vittima, anche di sé. Il puzzle di una metropoli brulicante che apparentemente inghiotte i suoi abitanti nel fumo dell’indifferenza ma che in realtà li avvolge in una tela di connessioni. In anni in cui si corre travolti dalle dinamiche di una vita senza sosta, è quasi rassicurante avere la conferma del fatto che ognuno di noi lascia il segno nelle persone che si incontrano.


Sarà per questo che Senza Traccia ha avuto tanto successo negli Usa (ha raggiunto gli 11 milioni di spettatori) e che qui in Italia Raidue gli ha affidato innumerevoli prime serate. La seconda rete Rai ha fatto una scommessa puntando su prodotti come Senza Traccia, Cold Case e Criminal Minds. E, a quanto pare, l’ha vinta, considerato il gradimento sempre costante che il pubblico ha riconosciuto a questi programmi (10% - 11% di share). Non resta, allora, che accomodarci in poltrona e accendere la televisione. Stasera, su Raidue alle 21.05.



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