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IO E MIO FIGLIO/ Il giallo è un po' sbiadito, il vero rompicapo è la vita del commissario Vivaldi

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In fondo, però, è un uomo di sentimento, che pone valori fondamentali quali l’amicizia e l’amore davanti ad ogni cosa. Anche se la sfida più dura è accettare che lo stesso Stefano, già fissata la data delle nozze, abbia svelato la propria omosessualità. Un tema ardito per Rai Uno o semplicemente un modo per stare al passo con i tempi?

 

Sarà, ma al di là di Vivaldi, che ha un suo perché, gli altri personaggi sembrano usciti da Alice nel Paese delle Meraviglie. Tutti giovani e abbastanza ingenui, sempre pronti a imparare dal commissario, che, sarà uomo d’esperienza, ma se non ci fosse lui a Trieste tutti i delitti resterebbero irrisolti.

 

Un poliziesco che racconta due diverse generazioni, dunque, ma questo non basta a far decollare la puntata, che richiede una soglia di attenzione decisamente bassa. Sia per il ritmo, lento, sia per i dialoghi semplici e anche troppo espliciti. Per non parlare della recitazione, non a prova di Oscar. Anche se, a onor del vero, in giro c’è di molto peggio e Lando Buzzanca, nei panni di Vivaldi, strizza l’occhio ai suoi fan.

 

Insomma una produzione con cui la prima rete non vuole abbandonare i suoi aficionados, come se la mediocrità dell’attuale televisione italiana mettesse in pericolo un martedì sera qualunque.



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