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CRIMINAL MINDS/ La quinta stagione della serie dove il Bene vince usando la mente

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Questa prima puntata conferma, rispetto alle serie precedenti, che la forza dei nostri agenti risiede nell’unità del loro gruppo. Ben due, Hotchner e Reid, rischiano di perdere la vita, ma non c’è spazio né tempo per il panico. Quando a essere in pericolo è qualcuno di loro, l’efficienza e la voglia di riuscire diventano ancora più forti. A tal punto che non esiste altro, oltre il lavoro. Ci sono solo fantasmi di vite passate lasciate indietro per paura di affrontarle.

 

Quanto succede a Hotchner in questo primo episodio - il rapimento, la tortura da parte dell’SI, la minaccia di morte alla ex moglie e al figlio - ne è la conferma. Come fai ad avere una famiglia se tu stesso sei la firma di una morte certa per loro? Sei dalla parte del Bene, ma il Male ti perseguita e non ti lascia in pace nemmeno nei sogni.

 

A volte, però, come nel caso di Reid o di Morgan, la storia è diversa. Non c’è tempo per il privato o è più facile proiettarsi nella mente dei criminali, piuttosto che affrontare i propri demoni? Poco meno di trent’anni e un carnet infinito di lauree e di dottorati fanno del giovane Reid un genio, ma la sofferenza per una madre che vive in un istituto per menti malate e che non si ricorda di lui rende più semplice risolvere i casi degli altri. Per Morgan, invece, sono le violenze subite da bambino che hanno fatto montare la rabbia esplosa in questo lavoro.

 

È possibile essere un buon profiler senza che il proprio equilibrio interiore o la propria vita privata ne risultino compromessi? “Questo lavoro nel tempo ti logora”. Così Morgan riassume la fatica del mestiere, che ti conduce davanti a uno psicopatico che nel migliore dei casi sarà catturato, nel peggiore ucciderà uno della propria squadra.



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