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PARANORMAL ACTIVITY/ La ghost-story che si crede un reality show

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Si dice che il cinema sia la vita senza le parti noiose. Va da sé che il cinema reality, quello che pretende di catturare in maniera naturale lo scorrere degli eventi, trascini dentro di sé la vita per quello che, a grandi linee, è: isole di emozioni circondate da distese di noia. 

 

Questa noia, poi, viene proiettata su un ampio schermo, potenziandone l'effetto e l'impressione. Paranormal Activity, non-film fenomeno in coda all'anno 2009 è, per buona parte, ontologicamente noioso poiché simula la realtà. A prescindere dalla qualità intrinseca del film o dalla sua capacità di atterrire, rimane, così come fu per The Blair Witch Project (1999), la mia imperitura ammirazione per un'idea cinematografica, o anche operazione di marketing, che con un esborso minimo produce un enorme capitale di guadagno.

 

A me certe critiche suonano come frutto dell'invidia o, magari peggio, di un classismo intellettual-aristocratico che guarda in cielo verso i pochi capolavori, sputa a terra verso i mille mediocri e non guarda mai davanti a sé, andando inevitabilmente a sbattere. Paranormal Activity ha una sua dignità e, nella stessa misura, ce l'hanno coloro che l'hanno realizzato.


 

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COMMENTI
05/02/2010 - Vade retro spauracchio (claudia mazzola)

Da quando sono nata rifiuto i film "di paura", turbano l'animo e i sensi, fanno male inconsciamente. Ho ricordi bellissimi di letizia famigliare nel guardare commedie semplici dvanti alla TV, perchè tremare d'orrore da soli o in compagnia non è certo un'avventura d'amore, io ci tengo al mio cuore!