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VIDEOGAMES/ La comunicazione "subliminale" si batte con l'educazione

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Secondo una convenzione internazionale, i giochi vengono ritenuti adatti a determinate fasce di età in base alle indicazioni “PEGI”. Con questo acronimo viene indicato il “Pan European Game Information”, una sorta di codice di autodisciplina cui la Comunità Europea tiene molto, le cui classificazioni sono riportate sul fronte e sul retro delle confezioni e indicano una delle seguenti età: 3, 7, 12, 16 e 18 anni, e dovrebbero rappresentare “un’indicazione affidabile sull’adeguatezza del contenuto del gioco in termini di protezione dei minori”. Vediamo cosa recita ad esempio il PEGI 3+ : “Il contenuto dei giochi a cui è assegnata questa classificazione è ritenuto adatto a tutti i gruppi di età.

 

Essi possono contenere violenza se inserita in un contesto comico (…come quelle dei cartoni animati). Il bambino non deve associare i personaggi presenti sullo schermo a personaggi della vita reale; essi devono essere totalmente di fantasia. Il gioco non deve contenere rumori o immagini che possano spaventare o impaurire i bambini piccoli. Non devono essere presenti espressioni volgari né scene di nudo o riferimenti ad attività sessuali”.

 

Del tutto casualmente, in un negozio di informatica ho visto dei ragazzini che stavano provando un videogioco con una gara di “supercar”, marcato PEGI 3+. Azione dichiaratamente iperbolica, supercar esagerate… ma il principale ambiente in cui si svolgono le gare è una città molto realistica, con le auto, gli autobus, le vetrine dei negozi, le villette, i parchi. E la voce guida ti incita a “distruggere più che puoi”. Ti ricorda che non hai distrutto abbastanza (alberi, autobus, semafori, vetrine), che “devi distruggere di più se vuoi raccogliere punti…”

 

Non so se siamo in presenza di una svista degli estensori del PEGI: sta di fatto che per quanto virtuale e iperbolica, la violenza distruttiva pervade completamente questo gioco apparentemente innocente…Che si dovrebbe dire allora di Grand Theft Auto, il videogioco tra i più discussi, vietati – in alcuni paesi - e venduti a causa delle sue straordinarie performance (accompagnate anche da una notevole esaltazione della criminalità)?

 

Nulla di più di quanto già detto dai blogger più responsabili: Grand Theft Auto è un gioco che PEGI riserva ai 18+. Se ci giocano i ragazzini la responsabilità sarà ben di qualcun altro. E qui veniamo al punto cruciale, che è sempre il solito: la responsabilità della famiglia. Una associazione americana (Mediawise) che si occupa del rapporto tra violenza e mass media, ha diffuso tempo fa uno spot sociale molto azzeccato: si vede una giovane madre americana intenta ad ascoltare la radio mentre cucina. Non si accorge che dalla porta aperta della camera del figlio si vedono scene di sadica violenza tratte da un videogioco ma ingrandite al naturale, come se fosse il figlio ne fosse il protagonista. Lo slogan recita: “ Sai quello che tuo figlio si porta a casa? Tu no, ma lui lo sa…”.

 

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