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LOST 6/ 1. Aspettando l'ultima stagione: tra misteri e psiche, è il momento della verità...

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Un piccolo schermo che dimentica in fretta: gli anni Novanta scoprirono le visioni grottesche e gli orrori di provincia con Twin Peaks e il misterioso omicidio di Laura Palmer, che tenne incollato allo schermo milioni di persone nel mondo. Nella mente di Lynch l'assassino sarebbe dovuto rimanere ignoto anche a fine serie, ma la rete lo obbligò a rivelarne l'identità: gli ascolti crollarono di colpo, il mistero era svelato e il pubblico aveva perso l'interesse per la serie, che continuò ancora per qualche episodio. 

 

Lost sembra aver fatto tesoro della gestione del mistero di Twin Peaks, moltiplicando per mille i segreti e rimandando all'infinito la rivelazione degli stessi, facendo dei cliffhanger (gli interrogativi rimasti aperti tra un episodio e l’altro) il punto di forza della serie. Guardare Lost è come essere trascinati all'interno di un meccanismo infallibile che non lascia scampo, che trattiene nelle tele della sua storia, che pretende dallo spettatore un'attenzione diversa, un lavoro di memoria complesso che gli consenta di unire tra loro episodi lontani, magari avvenuti addirittura nella prima stagione. 

 

È con questa eredità che la sesta e ultima stagione arriva sul piccolo schermo, assumendosi l'oneroso compito di tirare le fila del discorso, spiegare i misteri disseminati nel corso degli anni e concludere le relazioni tra i personaggi. Non un compito semplice, quello di risolvere gli enigmi impossibili della serie senza deludere, ma da tempo gli sceneggiatori ci hanno abituato alla loro grande capacità di inventarsi soluzioni coerenti che tuttavia nemmeno i fan più accaniti avrebbero potuto immaginare. E siamo quindi di nuovo pronti a farci stupire.



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