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SISSI/ La Cenerentola al contrario di Cristiana Capotondi sposta l'attenzione dalla fiaba alla realtà

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Nella prima puntata della miniserie, due cose sono subito chiare: primo, che Cristiana Capotondi – a differenza di altre attrici che le recitano accanto – è convincente, ingenua, appassionata, ribelle al momento giusto; secondo, che la parte romantica cede presto il passo al tema politico, nel clima di scontento che regnava tra il popolo, in rivolta contro il dominio asburgico. Elisabetta e Franz hanno due visioni opposte del ruolo del governante: Sissi ragiona in modo moderno, “democratico”, antitetico a quello tradizionale delle monarchie assolute, che vedevano il popolo come una massa da dominare, anche con la forza.

 

Questo è forse l’aspetto più interessante della miniserie, che cerca di spostare l’attenzione dalla favola alla realtà; non a caso la prima parte si chiude con la visita della famiglia imperiale in Ungheria, il punto caldo dell’impero asburgico, focolaio di rivolte e richieste di indipendenza. E proprio qui muore la primogenita Sofia, lasciando la madre lacerata dal dolore.

 

Si intersecano così le due linee, pubblica e privata, che vedono Sissi crescere come donna, affrontare gli aspri contrasti con la suocera, i problemi politici e le tragedie personali, che trasformano la vita ottenuta con tanta facilità (amore a prima vista, matrimonio “rubato” alla sorella) in una storia non a lieto fine.

 

La fiaba, infatti, si capovolge nella vicenda della sfortunata imperatrice che, nella realtà, soffrì di depressione, attacchi d’ansia e anoressia, più simile a una tormentata eroina moderna che a Cenerentola.

 

 

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