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Cinema/ Charlton Heston: la fine di un vero "gladiatore"

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Da Mosè a Michelangelo - 1956. Da una rupe un solenne e statuario Mosè, dalla barba lunga e virile, stende il proprio bastone sul sottostante Mar Rosso («Ammirate la potenza di Dio!», che è poi la potenza degli effetti speciali del cinema hollywoodiano anni Cinquanta…): vediamo le acque ritirarsi e dividersi come due muri rettilinei per lasciare passare all’asciutto il popolo ebreo in fuga dall’esercito egiziano guidato dal Faraone (Yul Brynner). 1959. Un vendicativo (e provato) Giuda Ben Hur rientra alla sua vecchia dimora di Gerusalemme dalla amata Tirzah dopo aver assistito da vicino alla drammatica Via Crucis di Gesù di Nazareth e alla sua morte sul Golgota: «Ho sentito la spada cadermi di mano». 1965. «Ve lo dico io quello che c’è fra noi e i greci: duemila anni di sofferenze umane ci sono fra noi e i greci! C’è Cristo sulla croce fra noi e i greci! Ed è proprio questo quello che voglio esprimere con le mie pitture. E lo esprimerò a modo mio, a dispetto dello zelo fanatico e dell’ipocrisia. Perchè portate gli orbi a giudicare il mio lavoro!»: un genio dell’arte testardo e irascibile sbotta dai ponteggi della Cappella Sistina all’indirizzo di un gruppo di saccenti cardinali che lo criticano per certe nudità dei suoi affreschi alla presenza di Papa Giulio II (Rex Harrison). Cosa o chi tiene insieme così tante e diverse storie? Semplice: in primo luogo il cinema, in secondo Charlton Heston, al secolo John Charlton Carter, nato il 4 ottobre 1924 a Evanston nell’Illinois (più noto alle cronache politiche odierne per essere lo stato del senatore Barack Obama) e spentosi lo scorso sabato sera nella sua casa di Beverly Hills in California all’età di 84 anni. L’attore e regista statunitense aveva annunciato nell’agosto 2002 di essere affetto dal morbo di Alzheimer, lo stesso che aveva consumato a poco a poco anche il suo famoso ex collega Ronald Reagan.

Cinquant'anni di carriera - Studente di arte drammatica avvicinatosi a Shakespeare prima ancora che alle grandi produzioni cinematografiche di Cecil B. De Mille (classe 1881, fondatore nel 1912 di quella che diventerà la Paramount, uno dei maestri della vecchia Hollywood, il cui motto era «sesso, sangue e Bibbia»), con più di cento film all’attivo, Charlton Heston ha attraversato più di cinquant’anni di cinema “made in USA”, prendendosi anche il gusto di lavorare (venendo diretto e recitando) con il geniale ed estroso regista/attore Orson Welles in uno dei classici riconosciuti del noir (L’infernale Quinlan, 1958, Orson Welles) e guadagnandosi di lì a poco un Oscar (tra gli undici totali raccolti dall’opera la sera del 4 aprile 1960) per il ruolo del protagonista in Ben Hur (1959, William Wyler), il celebre kolossal girato a Cinecittà in 10 mesi con un investimento di più di 15 milioni di dollari, record di incassi in tutto il mondo (tranne che negli Emirati Arabi, dove fu bandito) nonché uno dei classici dell’industria cinematografica americana. Nel prosieguo della carriera si è prestato ancora per opere che cercavano la strada dell’epica come Khartoum (1966, Basil Dearden) nel quale, a fianco di Laurence Olivier, interpretò il magnetico ruolo del generale scozzese Charles George Gordon o partecipando a Il pianeta delle scimmie (1968, Franklin J. Schaffner), uno dei classici della fantascienza che conterà quattro seguiti e un remake (con un suo cameo: 2001, Tim Burton), finendo anche per venire coinvolto nel ciclo dei “disaster movies” anni Settanta, con pellicole quali Airport 75 (1974, Jack Smight) e Terremoto (1974, Mark Robson).

Eroe di un cinema ormai lontano - Piace anche ricordarlo a settant’anni suonati recitare, come una figura che fosse scolpita nella roccia, il ruolo del capocomico della compagnia di attori che raggiunge il castello di Elsinore nel ciclopico Hamlet (1996) di quattro ore firmato da Kenneth Branagh, declamando i versi dedicati all’assassinio di re Priamo da parte di Pirro (ispirati a La tragedia di Didone, regina di Cartagine di Christopher Marlowe: «Alla fine egli lo ritrova alle prese invano con i Greci, la sua antica spada si ribella al suo braccio e sta dove cade, rifiuta il comando…»). Una breve e significativa sequenza-omaggio alla sua icona e al suo talento che vale anche più del cameo offertogli in tempi più recenti da Oliver Stone nel suo Ogni maledetta domenica – Any Given Sunday (1999), una “citazione” sia attoriale che cinematografica. Nel corso del film viene infatti riproposto, attraverso uno schermo televisivo, un brano della famosa corsa delle bighe nel circo di Antiochia tratta da Ben Hur e il talentuoso quarterback alla ricerca della maturità Willie Beamen (interpretato da Jamie Foxx), che la sta osservando, esclama sotto lo sguardo dell’allenatore Tony D’Amato (Al Pacino): «Quelli sì che erano veri gladiatori!». Testimoni – in Technicolor prima e Cinemascope poi – di un altro modo di fare, vedere e vivere il cinema.

(Leonardo Locatelli)



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