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SPETTACOLO/ Pulcinella e Mozart, l’incontro di due spiriti vivaci e ribelli

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Cosa unisce la musica classica del Settecento e le arie della tradizione napoletana? Qual è il fil rouge che lega Mozart a Pulcinella? Sembra che fisicamente fossero abbastanza simili.Gianni Aversano, attore che interpreta la maschera napoletana della Commedia dell’Arte nello spettacolo Mozart e Pulcinella, serenata buffa di una notte napoletana, spiega l’originalità di questa inedita rappresentazione

 

Come nasce lo spettacolo? Cosa lega le sonate di Mozart e la tarantella napoletana?

 

C’è un patrimonio inestimabile e poco conosciuto della musica napoletana che risale al 1700. Tutti conoscono le canzoni tradizionali, ma esiste un patrimonio musicale anteriore da cui Mozart ha attinto e che ha segnato parte della sua produzione musicale: nel 1770 Mozart quindicenne venne a Napoli, dove era nata l’opera buffa con Pergolesi, Cimarosa, Paisiello, e cita in diverse sue opere la musica settecentesca napoletana. Riccardo Muti recentemente ha affermato che Mozart non sarebbe stato lo stesso grande musicista se non fosse venuto a conoscenza del repertorio del Settecento partenopeo. Il trittico italiano di Mozart Così fan tutte è napoletano. Noi puntiamo su questo incontro: tra Pulcinella che rappresenta Napoli e Mozart che in un certo senso assomiglia molto alla maschera partenopea: il compositore, secondo noi, ricorda Pulcinella dal punto di vista fisico e hanno entrambi uno spirito vivace, dissacrante. Noi abbiamo pensato di mettere in scena l’incontro tra un genio ribelle della musica e la maschera “spirito vivace”, schietta, che non si inchina di fronte al potere, ma che allo stesso tempo riesce a commuoversi e a commuovere. Lei è uno dei più famosi e apprezzati interpreti di Pulcinella.

 

Cosa significa vestire i panni di una maschera della Commedia dell’Arte nel 2008, quando ormai il teatro è sperimentazione?

 

La vera novità, la nostra sperimentazione consiste nel guardare con occhi nuovi il passato: ripropongo alla mia maniera Pulcinella. Rispetto alla questione del teatro, noi non riteniamo di avere uno sguardo rivolto al passato, ma al contrario ci volgiamo alla modernità. Ci sentiamo “nani sulle spalle di giganti”, perchè non si può realizzare qualcosa di nuovo se si ha alle spalle qualcosa di solido. Ci interessa capire chi siamo e da dove veniamo, poi magari riusciremo a fare ciò che hanno fatto Stravinskij e Pergolesi con “Pulcinella” creando una musica moderna con le arie del diciottesimo secolo: noi, in maniera analoga, prendiamo le musiche del Settecento e le affianchiamo alle arie napoletane. Con la stessa passione con la quale abbiamo ripreso la musica partenopea intendiamo scavare ciò che viene prima delle canzoni classiche napoletane.

 

Cosa vi aspettate dal pubblico che assisterà allo spettacolo e cosa volete comunicare?

 

Vogliamo rivelare un aspetto forse meno conosciuto sia della vita di Mozart, sia della canzone napoletana, ma per prima cosa vorremmo trasmettere una passione pura, semplice, senza troppi rimandi. Sarà uno spettacolo che spero possa far divertire, perché è in parte messa in scena la Commedia dell’Arte: attraverso questo vogliamo dire che noi non censuriamo nulla, non abbiamo paura di una maschera che in alcuni momenti può apparire triviale. Dalla maschera di Pulcinella emerge l’animo napoletano, ricco di “altezze” e “bassezze”. A Napoli si vive come in un eterno purgatorio, dove le anime sono immerse nel fuoco e nel cielo, Benedetto Croce parlava di Napoli definendola un “Paradiso abitato da diavoli” e Pulcinella interpreta perfettamente questo. Mi sento timoroso per la reazione del pubblico, i testi parlati e cantati sono in dialetto partenopeo, non vengono tradotti. Questo linguaggio ha colpito molto Mozart, quindi perché non dovrebbe colpire il pubblico domani sera? E’ la terza volta che siamo al Meeting, per cui ci auguriamo il successo degli anni precedenti; quest’anno proponiamo in modo “puro” la canzone napoletana, di solito introducevamo il testo, mettendo di fronte agli spettatori la napoletanità più autentica.

 

In un momento in cui di Napoli si parla principalmente dell’emergenza rifiuti e di camorra, che significato ha rappresentare il cuore della cultura napoletana?

 

Spesso il rischio è quello di fare la cultura della denuncia, dell’indignazione. Napoli non ha bisogno di riscatti: questo lo deve fare chi perde e deve riconquistare qualcosa. Napoli non deve recuperare nulla Emergono i lati oscuri della città e dei napoletani perchè ci si focalizza e si denunciano unicamente gli aspetti negativi. Il modo più chiaro per denunciare, invece, è annunciare la bellezza: le macerie le conosciamo tutti, appartengono a tutte le epoche, la bellezza invece è rara. La nostra operazione è di recupero di testimonianze belle, autentiche: più che fare un teatro di denuncia intendiamo far vedere gli aspetti positivi della nostra terra. Anche Riccardo Muti ha detto questo: i napoletani devono far emergere ciò che di positivo hanno, occorre valorizzare il nostro tesoro culturale per renderlo vivo.



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