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NEWS/ 3. Le cinque C che cambieranno volto ai giornali

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Ed ecco che riemerge l’importanza del vecchio quotidiano “generalista”, nelle sue versioni cartacea (che non è destinata certo a sparire, ma solo a mutare) e digitale. I modelli di business per l’informazione funzioneranno solo se il lettore/spettatore/navigatore riconoscerà che uno sguardo ampio sul mondo, proposto con credibilità e autorevolezza, vale la spesa. Anche online.

 

Non è quindi un’esagerazione parlare di momento cruciale per i media. Da una parte c’è il bisogno di trovare il modo di tutelare l’industria dell’informazione di fronte all’emorragia delle news gratis. Dall’altra ci sono le affascinanti opportunità offerte dall’era digitale, che permettono di raccontare storie in un modo nuovo e creativo e che attendono di essere sfruttate a fondo.

 

I pionieri in viaggio su queste frontiere stanno già mostrando cosa si può fare: basta andare a vedere il lavoro di grandi botteghe di giornalismo multimediale come Mediastorm (http://mediastorm.org/) o le gallerie fotografiche di Duckrabbit (http://duckrabbit.info/blog/) e del New York Times (http://lens.blogs.nytimes.com/). Oppure andare a scoprire il gran numero di giornalisti - fenomeno insolito - che hanno preso a frequentare negli Usa le lezioni di un maestro del design e del “bello” come Edward Tufte (http://www.edwardtufte.com).

 

Ecco, parafrasando Dostoevsky, ci si potrebbe azzardare a dire che più che i modelli di pagamento, è “la bellezza che salverà il giornalismo”. Non è cioè solo una faccenda di soluzioni tecnologiche, ma di passione per l’umano e capacità di raccontarlo facendo buon uso di ciò che la tecnologia ci mette a disposizione.

 

Lo ha detto (assai meglio…) Papa Benedetto XVI nella sua ultima enciclica: “Al pari di una corretta gestione della globalizzazione e dello sviluppo, il senso e la finalizzazione dei media vanno ricercati nel fondamento antropologico. Ciò vuol dire che essi possono divenire occasione di umanizzazione non solo quando, grazie allo sviluppo tecnologico, offrono maggiori possibilità di comunicazione e di informazione, ma soprattutto quando sono organizzati e orientati alla luce di un’immagine della persona e del bene comune che ne rispecchi le valenze universali”. (Caritas in Veritate, 73).

 

(3 - Fine)

 

 

 


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