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2012/ Il film di Roland Emmerich: straordinari effetti speciali nutrono il delirio di un mondo nuovo

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La sala è strapiena. Gli spettatori entusiasti. Il film sta per essere proiettato. Non sono a un’anteprima. Come tutti i comuni mortali sono andato al cinema. Ho visto 2012, mi sono divertito. «Ohibò, - dirà qualcuno - che sentono le mie orecchie? Che leggono i miei occhi?». Più o meno l’imbarazzo è lo stesso da me provato quando all’uscita dal cinema sento esclamare da qualche spettatore  «questo film è una cavolata». Ma va? Che cosa credeva di andare a vedere?

Liberi tutti per ogni cavolata, basta che non abbia pretese. Il fine di 2012 è chiaro: piacciono i film catastrofici? Sì. Bene ve li facciamo come Dio comanda. E sembra che Roland Emmerich ci sguazzi come un pesce nell’acqua considerando i suoi precedenti (Independence Day, Godzilla, The Day after Tomorrow, per dirne alcuni). Se per Independence Day il regista si era ispirato alla Guerra dei Mondi (quello del ’53 di Byron Haskin, non quello di Spielberg), non sfuggirà all’occhio attento del malato di SciFi lo spunto preso dal pionieristico When Worlds Collide/Quando i mondi si scontrano (1951) di Rudolph Maté.  

 

La trama è banalissima, se di banale c’è qualcosa nella fine del mondo. Chiwetel Ejiofor/Il professor Adrian Helmsley si reca in India presso un avanzatissimo centro di ricerche geologiche, giunto colà riceve la bella notizia che i neutrini scatenati dal vento solare attraversano la materia come fosse burro andando a scaldare il centro della terra. Data prevista per il grande botto: il 2012. Guarda un po’ lo avevano detto anche i Maya. Che si fa? Niente di più semplice: si chiede aiuto ai cinesi. Tanto i ragazzi di Pechino sono avvezzi alle grandi opere, facciamo costruire loro delle immense navi. Nel frattempo lo scrittore fallito John Cusack/Jackson Curtis, facendo una gita coi figlioli (stranamente è divorziato, non capita mai) in un parco nazionale, scopre tutto l’arcano e diabolico piano di fuga. Orrore orrore! La salvezza è appannaggio esclusivo dei riccastri di tutto il globo. Costo del biglietto un miliardo di euro. Gli viene dunque naturale rivolgersi a un santone locale che trova per caso e che, non si sa per quale motivo, è informatissimo su tutti i risvolti dell’evento. Poi corre a casa, raccatta la moglie e il suo attuale compagno medico (che però, pensate, è anche pilota di aerei), trova un aeroplano con tanto di chiavi nel quadrante, vola via dagli schizzi di lava e dalla terra che si apre e raggiunge la Cina. I due coniugi torneranno insieme? Mah.

Aggiungiamo poi che il presidente degli Stati Uniti e il premier italiano sono gli unici a morire. Il primo per patriottismo, l’altro per senso di appartenenza alla Chiesa Cattolica (figuriamoci) che si guarda bene dal fare le valige per entrare in un’altra arca di Noè. Piccola nota: all’annuncio della morte del premier italiano parte un applauso dalla sala. Giusto per dire che il conflitto politico violento nel nostro Paese è acqua passata. 

 

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