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PINOCCHIO/ La favola per bambini con Luciana Littizzetto che ri-insegna (anche) a fare i genitori

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“Cos’è la vita?” chiede Pinocchio all’inizio del film, e Geppetto non sa rispondere: solo alla fine del viaggio, nel ventre della balena, sarà in grado di rivelare al figlio ciò che lui stesso ha imparato lungo la via – la vita è la nostra occasione di amare incondizionatamente.

 

Riproporre la fiaba di Pinocchio oggi, in un momento in cui il ruolo del genitore è sempre più difficile da definire, è una scelta interessante. La famiglia, soprattutto se numerosa, è tornata di moda grazie al modello cinematografico (a cominciare dalla “grande famiglia” di Angelina Jolie e Brad Pitt), ma nessuno sembra affrontare davvero il problema di cosa significhi essere genitore, le difficoltà e le domande che si nascondono dietro la facciata.

 

Gli attori sono molto bravi, a cominciare dai piccoli Robbie Kay (Pinocchio) e Thomas Sangster (Lucignolo); Bob Hoskins, Toni Bertorelli.

Francesco Pannofino, Alessandro Gassman, e Margherita Buy sono perfetti nel ruolo, Luciana Littizzetto ci diverte nei panni di un originale Grillo Parlante e Violante Placido re-interpreta una moderna e affascinante Fata Turchina.

 

La natura di co-produzione della fiction permetterà alla fiaba di diffondersi anche sui mercati stranieri, portando così l’impronta italiana fuori dai nostri confini (che, visto il precedente successo di Coco Chanel, è un dato sempre positivo); cresce la convinzione che il fascino delle storie di un tempo, tra magia e realtà, sia ancora e sempre la chiave per parlare al cuore della gente di ogni epoca, come dimostra il fatto che La Bella e la Bestia spopola a teatro sotto forma di musical e gli archetipi fiabeschi riaffiorano in tutti i più grandi successi cinematografici e letterari, soprattutto per i più giovani.

Il successo di pubblico di Pinocchio (31.79% la prima puntata) ne è l’ennesima, gradita conferma.

 

(Ilenia Provenzi)



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
03/11/2009 - un'occasione per pensare... (MARIA LETIZIA LAZZARI)

Mi ritengo una grande estimatrice della lettura teologica di Pinocchio del cardinale Biffi, ma ciò non toglie che la nuova versione di RAI1 mi abbia fatto pensare, innanzitutto perchè di questi tempi non si trovano facilmente film in cui compaia la domanda "che scopo ha la vita?". Non rimpiango l'edizione di Comencini che vidi quando ero piccola e non apprezzai perchè melensa e lunghissima e di cui ricordo con orrore la Lollo - fatina poco "aggraziata" e per nulla eterea rispetto a ciò che sognavo nelle mie fantasie di bambina. Ci vuole coraggio a realizzare una fiaba come Pinocchio discostandosi dalle letture "letterali", ma conservandone il messaggio sostanziale. Mi pare che questa volta l'operazione sia riuscita. La riduzione in due puntate ha il pregio di non far perdere il filo della narrazione agli spettatori più piccoli. I miei alunni di 7 anni hanno apprezzato molto e hanno riconosciuto i messaggi più chiari: non avevo mai sentito dei bambini dire con chiarezza di giudizio "il paese dei balocchi era divertente, ma i bambini erano soli". Il prossimo anno leggeremo in classe il magnifico testo di Collodi per goderci il divertimento letterario, ma sono grata se già da ora i miei alunni hanno potuto accorgersi, attraverso un film, che c'è sempre un padre che ci cerca e ci aspetta e che solo diventando figli si diventa uomini.

 
03/11/2009 - pinocchio (rita sorrentino)

Daccordissimo con Carlo Candiani; ho visto lo sceneggiato con due amici - non c'era granchè in alternativa - e ne ho approfittato per riprendere la "lettura" che ne faceva Giacomo Biffi, semplicemente eccezionale (Biffi, non la fiction), e ne abbiamo tratto il giudizio che è molto meglio leggersi il libro!

 
03/11/2009 - Bella e buona la Fata Turchina. (claudia mazzola)

L'ho visto e gradito soprattutto quando Pinocchio a chiesto a Geppetto:"a cosa serve la vita?" e il babbo:"lo scopo della vita è amare!". Bastano queste parole per apprezzare una favola che ci riscopre una verità che spesso dimentichiamo.

 
03/11/2009 - Bello! (Giorgio Allegri)

Non so dare giudizi sugli attori, il cast e i vari aspetti tecnici, ma posso dire che da un pò di tempo mancava una fiction capace almeno di far pensare i telespettatori. E in tanti l'hanno seguita, più del Grande Fratello. Questo è incoraggiante. Secondo me, come scrive l'autrice, adattare la fiaba in un'ambientazione più realistica è stata una scelta azzeccata.

 
03/11/2009 - Ma quale Pinocchio ha visto? (carlo candiani)

Mi scusi, cara Provenzi, ma non sono proprio riuscito ad appassionarmi a questa nuova versione televisiva di Pinocchio. Le intenzioni "pedagogiche" del regista e degli sceneggiatori, mi sembrano siano annegate in un prodotto televisivo sciatto, senza ritmo, con interpreti inespressivi, fuori parte e decisamente antipatici(lo stesso ragazzino-Pinocchio). Vogliamo parlare del fastidioso non-sincronismo del doppiaggio? Interpreti ripresi più volte a braccia conserte? Invenzioni di sceneggiatura che lasciano il tempo che trovano: Collodi che interagisce con la sua fiaba (a che pro?), la maestra Buy (interessante se avesse avuto un ruolo più materno, iniziando magari una storia di affetto con Geppetto) Un invadente Grillo Parlante completamente fuori dal ruolo della fiaba stessa(la scelta della Litizzetto puro specchietto per le allodole per accalappiare il pubblico televisivo) E poi siamo sicuri che puntare sul rapporto padre - figlio nella società attuale non sia un messaggio subliminale sulla possibilità di adozione da parte dei single? Insomma: o presentiamo la favola così com'è o se vogliamo darle un'interpretazione ricordiamoci il bel libro di 30 anni fa del card. Giacomo Biffi, "Contro maestro Ciliegia". Scusate lo sfogo, ma se la stessa RAI ha più volte rinviato la messa in onda dello sceneggiato, vuol dire che non erano convinti del risultato. Se poi sarà campione d'ascolti, Beh, anche Bonolis quando mette in mezzo i bambini fa un successo travolgente!