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CINEMA/ Il curioso caso di Benjamin Button: quando il tempo scorre al contrario

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Un neonato che porta sulla pelle la saggezza dell’anzianità. Francis Scott Fitzgerald aveva immaginato così il protagonista del suo racconto breve: un uomo che vive il tempo all’incontrario, nascendo vecchio e morendo bambino.

Una storia che per essere adattata sul grande schermo pone varie sfide: la prima sul piano tecnico, rendere gli stadi dell’invecchiamento sul corpo di un unico attore, la seconda sul piano psicologico, creare un personaggio che viva un’evoluzione psicologica bizzarra dettata dal fatto di conoscere fin da infante i segni della morte.

Se gli effetti speciali odierni hanno tranquillamente consentito a Brad Pitt di sfoggiare pelata e gobba da ottuagenario, fisico smagliante da trentenne e brufoli da adolescente, diversa è l’altezza della sfida presentata dal sopportare esistenzialmente questa strana vita.

Lo sceneggiatore Eric Roth, già autore di Forrest Gump, pensa di risolvere la questione annegando il personaggio nell’immaginario del Novecento statunitense, tra la Grande Guerra e l’uragano Kathrina. Un metodo che lo aveva portato all’Oscar con l’esilarante Gump, qui rivela alcune falle concedendo poco all’umanità saggia e umile di Button, schiacciata dalla Storia.

Il regista David Fincher (che abbandona i toni ambigui di Seven e Fight Club) dispiega la sua arte narrativa in favore di Benjamin Button: la sua esistenza ha il ritmo lento ma trascinante di chi vive con estrema consapevolezza ogni momento; l’enfasi dei momenti topici è sottolineata con una vocazione illustrativa, che tende a marcare con una doppia struttura (la voce fuori campo e le immagini) gli stadi di crescita (ma anche di decrescita fisica) del personaggio.

Un’impresa titanica, premiata già con le tredici nominations agli Oscar, che racconta con delicatezza il tema della caducità, di cui diventa meravigliosa metafora non soltanto Brad Pitt ma anche la sua amata ballerina (la splendida Cate Blanchett), imprigionata nel tragico e banale declino del suo corpo. E come se non bastasse, la vocazione da fiaba morale è introdotta e suggellata da un misterioso orologiaio, che vorrebbe riportare indietro il tempo per cancellare la guerra. Una magia (o un’illusione?) che soltanto il cinema per un attimo ci può regalare.

 

(Daniela Persico)

 

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COMMENTI
18/02/2009 - Lo strano caso di claudia! (claudia mazzola)

Lo guarderò sicuramente proprio perchè è una storia non reale, questo gusto del cinema la finzione. Io invece sono nata giovane, il tempo per me passa in avanti ma so che per entrare nel regno di Dio dovrò tornare bambina e sono sulla buona strada!