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TALENT SHOW/ Mangiarotti: ecco i segreti delle case discografiche dietro ad Amici e a X Factor

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Da pochi giorni si sono conclusi Amici e X Factor, talent show che hanno avuto un incredibile successo di ascolti. Alessandra Amoroso, Valerio Scanu, Noemi, Matteo, i principali protagonisti dei due format, con i loro inediti hanno surclassato in classifica le star della canzone italiana. Sta cambiando qualcosa nel mondo della discografia, presente e collaborativa con le produzioni televisive, alla ricerca di interpreti, autori e personaggi emergenti: gran parte del merito è del mezzo televisivo. MARCO MANGIAROTTI spiega a Ilsussidiario.net questa “rivoluzione copernicana” in atto, di cui i media non si erano accorti

 

Matteo Beccucci ha vinto X Factor, i Bastard Sons of Dioniso sembravano i favoriti. E’ frutto dei gusti musicali tradizionali del pubblico della Rai, restio ad ascoltare musica rock, oppure Matteo ha davvero un grande talento, che il pubblico ha percepito?

Matteo ha una luce che lo fa brillare, che deriva dal suo amore per la musica, dalla sua vita, dal fatto di aver creduto in un sogno per 38 anni; ha la forza di una persona risolta con una famiglia e un lavoro. Canta molto bene, è stato spostato da Morgan, per provocazione, su un repertorio tradizionale, ma lui ha sempre cantato classici del pop e del rock anche difficili, è stato al Porretta Soul festival cantando i “grandi” della musica nera, non è un cantante melodico. I media che non hanno mai approfondito queste esperienze musicali di Matteo, mettendo in mostra solo gli aspetti di questo artista che sono emersi in superficie. I Bastard Sons of Dioniso mi piacciono molto per la loro integrità e amano la musica. Hanno detto una frase per me fondamentale: “Comunque vada, noi suoneremo e faremo musica per tutta la vita”. Hanno un’energia straordinaria, vengono sicuramente da una cultura post-punk che per loro, però, significa libertà; i punk facevano musica a prescindere dalla tecnica, dalla cultura musicale, tuttavia era anche un percorso di sopravvivenza, scatenato da un’urgenza sociale e generazionale; molto spesso si trattava di sottocultura allo stato puro. I Bastard sono liberi: ascoltano in maniera molto ruspante tutta la musica, si sono dimostrati apertissimi a entrare in repertori che magari solo marginalmente avevano frequentato, sono intelligenti, sono bravi, stanno in una generazione che ha bisogno di gente come loro. Sono gli unici di quel gruppo che secondo me sono già nel mercato. Amano e cantano bene i Beatles: non si tratta di un dettaglio.

 

Gli inediti dei ragazzi esordienti, sia di Amici, sia di X Factor, competono e in qualche caso hanno superato i brani di big della canzone italiana. Stanno avvenendo cambiamenti nella discografia italiana?

Non se n’è accorto nessuno. Alle spalle di questa invasione dei talent nelle classifiche c’è una rivoluzione copernicana, di cui io sono stato testimone e complice per quanto riguarda Amici. Per il talent show di Maria De Filippi da due anni è stata creata una task force coordinata da Mario Lavezzi, da Stefano Settepani e da Beppe Vessicchio che setaccia ormai alcune migliaia di brani inediti scritti da autori noti, ma anche sconosciuti, ma quest’anno creati anche da Peer Music di new York che è il più grande editore musicale del mondo, che ha inviato ben dodici pezzi per i ragazzi di Amici. Mi sono accorto che in giro esiste materiale musicale, magari ancora grezzo, molto più interessante anche dei pezzi di autori importanti, che hanno brani coerenti con il loro stile, il loro mondo, ma non particolarmente emozionanti.

Questo ha evidenziato il collo di bottiglia che esiste tra chi scrive musica in modo più o meno professionale e chi la musica poi la produce, la fa. Ci sono delle piccole “mafie buone” nell’ambiente discografico per le case lavorano solo con la propria squadra di autori e non guardano altrove. Dai dischi di Amici, invece, è emersa un’autrice come Federica Camba che si è rivelata di primissimo livello.Per i ragazzi del talent di Amici, autori famosi come la Nannini, Ferro, la Grandi hanno mandato pezzi.

Per quanto riguarda X Factor, il meccanismo è molto più tradizionale, ma già l’anno scorso Fabrizio Giannini, manager di Tiziano Ferro aveva chiesto a Simona Ventura di poter proporre un progetto a Giusy Ferreri. L’altro aspetto estremamente importante è che bisogna smetterla di essere snob, perché non sempre la musica italiana ha dato risultati eccelsi. I dischi di Amici e X Factor non sono spazzatura, non sono istant disk come quelli dell’anno scorso, ma sono frutto di un lavoro serio.

Inoltre esiste un rapporto corretto tra costi e qualità del prodotto: la casa discografica non deve investire centinaia di migliaia di euro per far conoscere un nuovo artista per renderli popolari perché questo tipo di comunicazione viene già veicolata dalla televisione. Vengono rispettate economie di scala giuste rispetto alle pretese delle grandi pop star e rispetto a un mondo di indipendenti underground italiano che non funziona in modo efficiente: permette a se stesso di sopravvivere, ma non è paragonabile all’esperienza americana o inglese.

 

X Factor è un programma di successo e di qualità. Per quali ragioni non ha avuto gli stessi ascolti di Amici?

Si tratta di due format differenti. Amici è un talent show con una componente di reality, somma la musica con la danza, è un programma che in otto anni è cresciuto, ha un’identià molto forte e raccoglie un pubblico costituito da ragazzi e famiglie. Va evidenziato inoltre il fatto che Amici, nella sua declinazione, è un format italiano. X Factor invece è un format inglese, adattato molto bene da Magnolia, si rivolge a un pubblico più adulto composto da persone che amano la musica, ma anche a coloro che pensano di conoscere la musica.

Qui apro una breve polemica: X Factor, che è un programma che mi piace e non vorrei mai mancasse nella televisione italiana e non è il massimo livello a cui si può arrivare. Non è vero che i cantanti del talent di Rai Due cantano meglio dei ragazzi di Amici: Karima, come ha dimostrato il Processo a X Factor, li sovrasta tutti. Per fare altri esempi, Alessandra Amoroso non canta peggio di Matteo, Valerio Scanu canta molto meglio di Yuri. La declinazione di X Factor, anche rispetto al repertorio e alle cover è più discografica: alle spalle dei talent ci sono vocal coach che ragionano in termini discografici, come del resto Morgan e Mara Maionchi, ad Amici comunque ci sono le prove estreme di Vessicchio, che hanno anche una componente di gioco. Questo a dimostrazione che si tratta di due format diversi e di grande successo.

Penso che X Factor possa diventare un varietà di grande successo anche su Rai Uno e la cosa mi farebbe davvero molto piacere. Sono sicuro che sarà fortissima anche la prossima edizione di Amici.

 

Come dovrà essere declinato il format di X Factor 3 per avere ulteriore successo?

Se resta su Rai Due deve investire sulla musica, non deve avere paura di parlare di musica. La musica è fatta di note che formano gli accordi, di movimenti in battere e in levare: parliamo di musica e vediamo se questo pubblico di laureati che ritiene di essere supercompetente si riconosce in questo oppure no. Io sarei contento. Il grande equivoco è che la musica non interessi nessuno e che bisogna fare un programma popolare avendo paura di parlare di musica. Queste non sono illazioni, ma sono discussioni che ho avuto amichevolmente con Giorgio Gori di Magnolia e con il direttore di rete Marano.

Se invece andrà su Rai Uno occorre pensare a un programma con più ospiti, che abbia quel tipo di zavorra nazionalpopolare per avere quel bonus di ascolti in più che di solito ha Rai Uno. Però la scommessa vale. E’ di sicuro un programma che può fare dal 18 al 20-21 per cento da subito per poi crescere verso la finale.



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