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WEB E TRADIZIONE/ I canti popolari su Youtube, su Google i poeti dell'Ottocento

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Cosa c'entrano Youtube e Google con la cultura e la tradizione  popolare? - “Donne donne gh'è chí el magnano/che'l gh'ha voeuja de lavorà/e se gh'aví quajcoss de fà giustà/tosann gh'è chí el magnan/che'l gh'ha voeuja de lavorà”. Sono i primi versi di un antico canto popolare lombardo…trovato sul web per la pura curiosità di capire che rapporto c’è tra questo sofisticato ambiente multimediale e il mantenimento e la conoscenza della cultura popolare di qualsiasi genere e forma. Dopo pochi attimi di ricerca, ci si rende conto quanto questo tipo di curiosità possa risultare addirittura peregrina.

 

Perché della cultura popolare - e non solo - sul web si trova semplicemente tutto, grazie ad una fondamentale risorsa: il motore di ricerca. Che potrà suggerirvi una tale quantità di suggestioni da lasciarvi stupiti. Ecco che digitando semplicemente “musica e canti popolari” troverete un sito con i testi completi dei canti tradizionali delle regioni, in ordine alfabetico, dalla A di Abruzzo alla V di Veneto. Scoprendo anche una funzione importante tipica del web, dato che il sito invita i visitatori a inviare i canti rari di cui sono a conoscenza, contribuendo ad arricchire il portale e quindi la diffusione della tradizione.

 

“Un ricco in paradiso? io me ne caco/più ppresto crederebbe c'un camelo/fussi passato pe 'na cruna d'aco”. Digitando Gioacchino Belli trovate tutti i sonetti del poeta romano dell’800; ma poiché quasi sempre i testi si rivelano di assai difficile lettura a causa dell’antico dialetto, grazie a “Real Player” potete molto più comodamente sentirli recitare da un attore. Non s’era detto che il web è un ambiente multimediale?

Quindi ecco l’audio e poi addirittura il video: chi non avesse mai visto le straordinarie commedie di un attore/autore genovese del calibro di Gilberto Govi le trova tutte e intere su Youtube.

 

A questo punto comincerete quasi a sentirvi sopraffatti dalla dovizia di dati, informazioni e reperti che il motore di ricerca vi spiattella sotto il naso: provate a digitare casualmente “tradizioni popolari sarde” e scoprirete i video con le esibizioni dei “mammutones” ma anche le straordinarie contaminazioni musicali moderne di Elena Ledda, tra cui uno splendido “Cantu a Dillu”. Figuratevi cosa si trova della tarantella, della pizzica, incluse le performance delle “Notti della Taranta”. Dalla tarantella ai cantastorie il passo è breve, e subito la massa di notizie, descrizioni, fotografie, testi si fa enorme: si passa dagli antichi maestri siciliani Gaetano Grasso, Paolo Garofano, Orazio Strano, Ciccio Busacca, ai contemporanei Franco Trincale e Nonò Salomone. Per raggiungere ben presto la sterminata prateria dei cantastorie medioevali, confinante con i nuovi territori del neodruidismo e del neoceltismo.

 

Digitando “madonnari” troverete siti ricchi di foto descrittive delle opere, con gli indirizzi dei madonnari disposti anche ad eseguire performance nei centri commerciali su superfici rimovibili!

 

Altro gigantesco universo è quello della cucina regionale, popolato da migliaia di siti che vi insegnano, anche grazie a dettagliati video, a cucinare la ligure torta pasqualina o il napoletano gattò. Con tanto di corredo informativo sulle origini e sulle modalità di celebrazione di festività laiche e religiose nelle quali si usava offrire queste leccornie.

 

Dopo questa breve navigazione sul web, come si può ancora pensare di pronunciare la parola innovazione in antitesi alla parola tradizione?



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