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PATRICK SWAYZE/ È morto il protagonista di “Ghost” che ha incantato e commosso il mondo. Ecco la sua storia

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Se ne è andato in punta di piedi, così com’era entrato nello show-biz, e soprattutto così come era abituato a stare, lui ballerino eccellente. Patrick Swayze, dopo una lunga malattia, si è spento il 14 settembre (il 15 alle 3:20 circa, ora italiana) a Los Angeles. Texano di Houston, classe ’52, aveva compiuto 57 anni lo scorso 18 agosto.

Due sono le immagini che il pubblico ricorderà per sempre di lui: i suoi balli sensuali in Dirty Dancing (1987) – scena cult: il passo di danza in cui lei, Jennifer Grey, si butta a mo’ di angelo su di lui, che la prende al volo - e il suo ruolo di fantasma innamorato di Demi Moore in Ghost (1990) – scena cult/2: vaso di argilla alle 3 di notte. Ma sono molte le pellicole – 32 in tutto, esclusi i lavori per la tv – che la sua carriera comprende. 

Troppo contrassegnato da una fisicità da ballerino per poter essere davvero una star del cinema e ormai troppo attore per essere anche o solo un étoile del balletto, Swayze è rimasto sempre in bilico tra i due ruoli senza forse riuscire veramente a spiccare in uno dei due, ma non si può dire che non abbia dato il massimo per far fruttare al 100% le sue caratteristiche, il suo talento. Divenendo così di fatto un attore importante della sua generazione. Una sorta di mediano del cinema che senza troppe arie da divo e soprattutto lavorando sempre sodo era riuscito a guadagnarsi ampiamente e a pieno titolo stima e affetto di pubblico e colleghi.

Il suo ultimo impegno professionale è per la tv: ricopriva il ruolo di Charles Baker nel serial The Beast, da noi ancora inedito. Mentre il suo ultimo set cinematografico è stato quello del drammatico, e anch’esso ancora inedito da noi, Powder Blue, al fianco di un cast di tutto rilievo (Forest Whitaker, Ray Liotta, Jessica Biel, Lisa Kudrow, Kris Kristofferson). Prima di questa pellicola, aveva recitato per il cinema nella commedia Christmas in Wonderland (del 2007, con Tim Curry, Carmen Electra e Cameron Bright); in Jump! (2007), ambientato nell’Austria del 1928, in cui è l’avvocato difensore di un uomo ebreo accusato ingiustamente di omicidio; nel divertente La famiglia omicidi (2005), con Kristin Scott Thomas, Maggie Smith e Rowan Atkinson; nel fantasy George and the Dragon (2004), al fianco di Michael Clarke Duncan e Piper Perabo. 

Il 2004 è stato anche l’anno in cui ha recitato nel sequel (deboluccio per la verità, sicuramente non “mitico” come l’originale) del film che ne ha fatto un divo, Dirty Dancing (il titolo completo del sequel era Dirty Dancing 2: Havana Nights).

Per lui tutto cominciò nel 1979, a 27 anni, con Skatetown, U.S.A, ambientato nelle disco-roller (discoteche in cui si andava in pattini a rotelle) tanto in voga all’epoca, che subito mette in mostra le sue doti atletiche (il claim dell’epoca annunciava: “The Rock and Roller Disco Movie of the Year!”). È di poco dopo, del 1983, un bellissimo film drammatico, diretto da Francis Ford Coppola, che lo vede affiancato da un nutrito e ricchissimo vivaio di Hollywood: il film è I ragazzi della 56ª strada e con Swayze recitavano Tom Cruise, Ralph Macchio, della serie di Karate Kid, Rob Lowe, Emilio Estevez, oltre a Diane Lane e Tom Waits. Poi la svolta: dopo ancora qualche titolo al cinema (tra cui Fratelli nella notte, ’83, con Gene Hackman) e in tv, viene scelto per il ruolo del bello e scavezzacollo, e soprattutto bravissimo a ballare (Swayze lo era davvero) Johnny Castle in Dirty Dancing, targato 1987 (prima nomination ai Golden Globes per lui). Di giorno istruttore di danza in un villaggio vacanze per famiglie – siamo negli anni ’50 – ligio al suo ruolo, di notte scatenato ballerino negli alloggi dei lavoratori: mondo in cui si immerge (non senza innamorarsi di lui, ovviamente) la tenera ma risoluta Baby, protagonista del film, lì in vacanza con la famiglia e negata per il ballo. Da quel momento in poi, per l’attore, meno tv e più cinema. Nel 1990 arriva un altro film cult, Ghost, che consolida la sua fama (seconda nomination ai Golden Globes per lui) e crea quella della co-protagonista Demi Moore (oltre a far guadagnare a Whoopi Goldberg un Oscar come miglior attrice non protagonista), moglie di Swayze nel film, che, una volta morto, torna da lei sottoforma di fantasma per rivelarle chi l’ha ucciso e per salvarla da un pericolo imminente. L’adrenalinica Katherine Bigelow lo vuole cattivo surfista nel 1991 nel suo bel Point Break, con Keanu Reeves. È il protagonista di La città della gioia (1992) per la regia di Roland Joffé, da un fortunato romanzo di Dominique LaPierre. L’apice è raggiunto, non resta che scenderne dignitosamente, come Swayze sa fare. Da questo momento in poi niente più titoli memorabili e nessun ruolo indimenticabile, qua è là qualcosa di decisamente trascurabile, ma lui rimane in circolazione, sempre. A volte con comparse notevoli (vedi in Donnie Darko, 2001, o nel già citato riuscito e garbato La famiglia omicidi).

Aveva sposato nel 1975, a soli 23 anni, quella che sarebbe rimasta sua moglie fino alla fine, la collega Lisa Niemi: conosciuta quando lui di anni ne aveva 19 e lei appena 15 ed era un’allieva della madre dell’attore, Patsy, insegnante di danza È con lei che nel 2003 ha girato un film dal titolo profetico sul mondo che li appassionava e accomunava, la danza: One Last Dance. Con il ballo aveva avuto a che fare parecchio prima del cinema e pensava che sarebbe stato quello il suo mondo (il suo primo impiego ufficiale come ballerino fu quello di Principe Azzurro in allestimenti della Disney in vari parchi giochi a tema). La folgorazione con la settima arte è arrivata quando ha ricoperto il ruolo di Danny Zuko (al cinema fu John Travolta) nella versione teatrale di Grease portata con enorme successo in scena a Broadway. Dove ritorna nel 2003 con un altro fortunatissimo musical, Chicago, nel ruolo di Billy Flynn (Richard Gere sul grande schermo).

Nel gennaio del 2008 gli era stato diagnosticato un cancro al pancreas. Dopo la chemioterapia e i trattamenti necessari era tornato al lavoro con diversi progetti, tra cui quello di scrivere con la collaborazione della moglie un’autobiografia, che uscirà questo autunno. E anche quello di proseguire a lavorare in The Beast. «Come puoi continuare ad avere un atteggiamento positivo quando tutte le statistiche dicono che sei un uomo morto?» aveva detto a tal proposito. «Vai al lavoro». Inguaribilmente, quello sì, innamorato della realtà fino all’ultimo.



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