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TV/ Liguori: basta con l'informazione militante che condanna "Porta a Porta" per santificare i Fazio, i Santoro, i Floris

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La scelta della Rai di affidare a Porta a Porta di Bruno Vespa la diretta della consegna delle prime case ai cittadini d’Abruzzo, vittime del terremoto, ha scatenato una violenta polemica politica. Una tensione palpabile che evidenzia alcuni nervi scoperti del dibattito nel nostro Paese. Per fare un po’ di chiarezza sulla vicenda abbiamo rivolto alcune domande a Paolo Liguori, direttore di TgCom.


Direttore, le polemiche che hanno accompagnato il felice evento della consegna delle prime case ai terremotati sono secondo lei fondate o pretestuose?


C’è molta confusione. Sinceramente non capisco se è una polemica nata sui palinsesti, una polemica politica o sui contenuti. Non capisco soprattutto cosa può importare agli italiani chi trasmette l'evento, che invece è l'unica cosa che conta. E allora mi viene da dire: “Quando il dito indica la Luna lo sciocco guarda il dito”. La Luna è la consegna delle case in Abruzzo, ma forse siamo un Paese così malato per cui stiamo davvero discutendo se sia giusto trasmettere in diretta, dopo tutte le trasmissioni sul terremoto un momento di questo tipo, a cinque mesi e mezzo dal sisma e a 72 giorni dall’inizio della progettazione delle stesse case. Io credo che sia giusto e in qualunque Paese normale, e non autoritario, queste polemiche non ci sarebbero state.


Se la Luna è la consegna delle case, il dito cosa rappresenta?


Il dito rappresenta la modalità di trasmissione dell’evento. La vicenda è molto semplice. Il direttore generale della Rai decide di trasmettere la diretta su un solo canale, la sua rete ammiraglia. Siccome stiamo parlando di televisione e non di politica bisogna considerare i diversi generi editoriali. Ora, se la prima rete è sull’evento e la concorrenza digitale trasmette la Champions League, è razionale bloccare anche la seconda e la terza rete sul talk-show? Credo proprio di no. Ballarò potrebbe parlare di altro in una serata come questa? Non credo. Sono scelte legittime e logiche, che andrebbero comunicate in maniera tempestiva e trasparente.


E come giudica gli attacchi a Vespa?

Sono attacchi pretestuosi. È un maestro, e tra le altre cose è abruzzese. ll terremoto per lui è una ferita aperta e lavora con il massimo di sensibilità e di delicatezza. Accusare Vespa di strumentalizzazione nella vicenda del terremoto è stato di cattivissimo gusto. Affidare a chi ha seguito meglio di tutti il terremoto questo evento mi è apparsa la scelta giusta.


E sul fronte Mediaset?

Il capitolo Mediaset potrebbe intitolarsi “cà nisciun è fess”, ovvero, una puntatona di Matrix dal titolo “Feltri contro tutti” secondo voi è da sprecare mettendola in competizione con la trasmissione sull’Abruzzo? È evidente che stiamo discutendo di strategie e di palinsesti.


Quindi il problema politico non esiste secondo lei?

Ci vede la politica chi, in estrema malafede, assegna a queste trasmissioni un ruolo politico e non di informazione. In questa visione Floris è un militante di sinistra, Santoro è un militante di sinistra, Vespa e un militante del governo… quindi non sono più da considerare giornalisti, ma allora il discorso cambia del tutto e si sposta sullo scacchiere politico.
Questa è una visione partitocratrica che taglia la libertà di informazione a vantaggio dell’ideologia ed è portata avanti da chi ha sollevato la polemica, cioè i giornali militanti degli schieramenti, a cui non importa nulla dell’Abruzzo e dei problemi dell’Italia. Per questi giornali e per questo giornalismo una buona notizia è una cattiva notizia, perché va contro la teoria dello sfascio.


Le dichiarazioni di esponenti politici di rilievo dell’opposizioni parlano di attacco alla libertà di informazione…


Se siamo davvero tutti per la libertà di informazione bisogna però avere il coraggio di uscire dalle ambiguità. E sono parecchie.
Quando la trasmissione della Dandini viene fatta passare per satira e inserita nei palinsesti in quanto trasmissione satirica e non politica, non si può poi accusare di aver messo un bavaglio all’opposizione se l’azienda decide di tagliare la satira.
Allo stesso modo si può fingere di fare una trasmissione meteo chiamandola “Che tempo che fa”, quando si fa tutt’altro e non si dà una notizia meteo neanche se scoppia una bufera di neve sulle autostrade.



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