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BASTA CHE FUNZIONI/ Woody Allen come Boris, quando il genio "ribelle" si scontra con la normalità

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Sicuramente gli amanti di Woody Allen, fra i quali mi annovero, inorridiranno all’idea che nella descrizione iniziale di questo articolo si siano sorvolate miriadi di appunti e precisazioni sulla figura e le tematiche di questo genio. Se ciò è avvenuto lo si deve però all’idea di trarre una sola osservazione. La presunta banalità contro la quale il nostro si scaglia poggia fondamentalmente sulle convenzioni sociali. Le quali a loro volta, volenti o nolenti, poggiano su saldi principi religiosi o sedicenti “razionali”. Se il protagonista si sveglia nel cuore della notte urlando «l’orrore, l’orrore, ho visto l’abisso» (ottenendo un effetto comico straordinario, testimoni le risate nelle sale) è perché dell’orrore e dell’abisso, in quanto cinico esponente del nichilismo contemporaneo, egli ha una vera coscienza. Una coscienza vissuta. Questa, abbiamo detto, lo differenzia dalla massa che vive nella spensieratezza. Viene dunque da domandarsi il perché del titolo: “Basta che funzioni”.

 

Che cosa deve funzionare? Se infatti da un lato Allen/Boris critica la religione in quanto fonte di illusioni e generatrice di meschini poteri (e nel film lo fa più di una volta arrivando a pronunciare una delle bestemmie più gravi nella storia del cinema), dall’altro è vittima di un vuoto esistenziale dal quale nessuno degli appartenenti alla schiera dei normali non nevrotici, sebbene anch’essi atei, lo può consolare. Perché allora il film si chiude con una scena allegra, in cui la compagnia di sbandati sembra quasi aver trovato finalmente un degno modus vivendi, con in più la benedizione del vecchio burbero? Delle due l’una: o Boris si adegua ad essere anch’egli banale e a trascorrere una vita nella dimenticanza del problema esistenziale oppure compie un ultimo taciuto inganno, finge di aver trovato una soluzione: basta che funzioni. Va da sé allora che proprio l’unico fattore che discrimini realmente il protagonista dagli altri uomini non sia la sua coscienza del nulla e della vacuità delle cose, bensì la stessa religione che egli accusa, in ultima analisi, il problema di Dio. Perché è l’inaccettabile mancanza di senso, e quindi di risposta, a destare in lui l’ansia perenne, a non far sì che si accontenti di un amore umano, solo umano, e infine a salvarlo dal suicidio. Insomma non “basta che funzioni”, perché le cose comunque di per sé non quadrano. D’altra parte “Dio, la morte e il sesso” (l’amore) sono le tre problematiche e tematiche principali di Woody Allen. Egli ci scherza su, le dissacra come pochi sanno fare, ci gira intorno, ma non riesce ad abbandonarle. I tre misteri più grandi dell’esistenza non possono lasciare in pace una mente così sensibile. Egli farebbe di tutto per liquidarle accorgendosi che, come dice un pensatore a lui caro «se scruti a lungo l’abisso, l’abisso scruterà dentro di te». Ma, aggiungo umilmente, non è detto che questo abisso coincida con l’orrore.

 

(Ruggero Collodi

 

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COMMENTI
25/09/2009 - no comment (Federica Bossi)

1. Non mettetemi "Crimini e Misfatti" e "MatchPoint" vicini perché sono due film completamente diversi e sembra una bestemmia. 2. Dire che le battute di Woody Allen sono prevedibili è una seconda bestemmia ma del resto è sempre stato così, o si ama o si odia. 3.Mi piace questo articolo. Mi solletica. Andrò a vedere il film e vi farò sapere.

 
23/09/2009 - Un commento a "Basta che funzioni" (Carla D'Agostino Ungaretti)

Ho visto il film il primo giorno di programmazione e la sala era piena di ragazzi. Sono rimasta sconcertata perché penso che il film, pur pregevolissimo per sceneggiatura, regia, dialoghi e recitazione, dovrebbe essere vietato ai minori. Woody Allen non fa che incarnare il relativismo e il nichilismo oggi dominanti ma lo fa sicuramente meglio di molti altri intellettuali, perché è innegabile che sia spiritoso e insinuante. Altri suoi film, come "Crimini e misfatti" e "Match point" hanno affrontato temi "forti" e il conflitto tra il bene e il male, ma il male ha sempre vinto. Perciò, pur ammirando la sua intelligenza e trovandolo simpatico come autore, lo ritengo pericoloso per le giovani generazioni.

 
23/09/2009 - Permettetemi di andare contro corrente. (Giuseppe Marcon)

Permettetemi di andare contro corrente. Woody Allen non mi ha mai fatto veramente ridere, trovo le sue battute prevedibili, le trame inconcludenti se non addirittura noiose. Certo tocca sempre temi interessanti, ma li tocca e basta... giusto per attizzare i critici ed offrire loro lo spunto per l'articolo che avevano già voglia di scrivere. Poi ... de gustibus...