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BASTA CHE FUNZIONI/ Woody Allen come Boris, quando il genio "ribelle" si scontra con la normalità

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Umberto Eco, nella prefazione a un libro di racconti di Woody Allen, descrive con rara sincerità il proprio orgoglio nell’essere stato in Italia uno dei primi amanti e conoscitori dell’opera di questo straordinario newyorkese. Nate e concepite per palati raffinati le opere di Allen, sia letterarie sia teatrali o cinematografiche, hanno generato, diversi anni orsono, veri e propri circoli di intellettuali innamorati di se stessi e alla perenne ricerca dell’esclusivo, del nuovo e travolgente progressismo, del nevrotico incompreso.

In Allen schiere di maître à penser della modernità, più o meno riusciti, si sono riconosciuti adorandolo come feticcio, primo visibile rappresentante della loro schiatta unica e irripetibile. Eppure il regista è al contempo l’emblema e il fustigatore di tale categoria umana. E proprio nel prendere in giro usi e costumi degli eccentrici intellettuali di sinistra (e non) ha costruito parte della sua immensa fortuna.

 

Lo schema è sempre lo stesso comunque Allen lo voglia rappresentare, che si tratti commedie o “tragedie”: un individuo eccellente che si scontra con la normalità dettata dalla morale comune, sia questa religiosa o meramente convenzionale. I dilemmi che affliggono il protagonista sono considerati assurdi dalle persone che lo circondano, le sue reazioni sproporzionate.

E ciò rende la sua solitudine più angosciosa e disperata che mai. Perché egli non rinuncerà mai alle proprie convinzioni che lo esulano dal buon senso collettivo. Dio non esiste, ma è una disperazione il fatto che non esista. La vita non ha senso ed è proprio ciò che la rende terribile. E, guadagnati questi assunti, la stessa morale perde di significato.

Notizie terrificanti che determinano l’esistenza e alle quali sembra dar retta solo il nevrotico (o cinico, a seconda dei casi) attore principale. Il resto del mondo si fa scivolare via la vita farcendola di banalità e corsi di meditazione orientale. E tutto per loro sembra funzionare a dovere. Non fa eccezione “Basta che funzioni” l’ultima opera di Woody Allen da poco uscita nelle sale italiane.

 

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COMMENTI
25/09/2009 - no comment (Federica Bossi)

1. Non mettetemi "Crimini e Misfatti" e "MatchPoint" vicini perché sono due film completamente diversi e sembra una bestemmia. 2. Dire che le battute di Woody Allen sono prevedibili è una seconda bestemmia ma del resto è sempre stato così, o si ama o si odia. 3.Mi piace questo articolo. Mi solletica. Andrò a vedere il film e vi farò sapere.

 
23/09/2009 - Un commento a "Basta che funzioni" (Carla D'Agostino Ungaretti)

Ho visto il film il primo giorno di programmazione e la sala era piena di ragazzi. Sono rimasta sconcertata perché penso che il film, pur pregevolissimo per sceneggiatura, regia, dialoghi e recitazione, dovrebbe essere vietato ai minori. Woody Allen non fa che incarnare il relativismo e il nichilismo oggi dominanti ma lo fa sicuramente meglio di molti altri intellettuali, perché è innegabile che sia spiritoso e insinuante. Altri suoi film, come "Crimini e misfatti" e "Match point" hanno affrontato temi "forti" e il conflitto tra il bene e il male, ma il male ha sempre vinto. Perciò, pur ammirando la sua intelligenza e trovandolo simpatico come autore, lo ritengo pericoloso per le giovani generazioni.

 
23/09/2009 - Permettetemi di andare contro corrente. (Giuseppe Marcon)

Permettetemi di andare contro corrente. Woody Allen non mi ha mai fatto veramente ridere, trovo le sue battute prevedibili, le trame inconcludenti se non addirittura noiose. Certo tocca sempre temi interessanti, ma li tocca e basta... giusto per attizzare i critici ed offrire loro lo spunto per l'articolo che avevano già voglia di scrivere. Poi ... de gustibus...