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NEWS/ 2. Dopo Facebook, Twitter e Google, addio notizie gratis. Quanto dovremo pagarle?

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Ecco allora che fioriscono le ricette per un nuovo modello di business. Rupert Murdoch, forte del successo dei contenuti a pagamento del suo Wall Street Journal, conta di proseguire sulla strada degli abbonamenti, estendendola anche alla versione per iPhone. In Italia, il presidente del gruppo L’Espresso, Carlo De Benedetti, ha appena lanciato dalle pagine del Sole 24Ore una proposta “all’italiana”, che ricorda un po’ il canone Rai: visto che il giornalismo è un bene comune, è il ragionamento, si prelievi un tot dalle bollette delle connessioni a internet di tutti e lo si destini ai giornali.

 

In America prevalgono altre ipotesi, anche se lo stesso presidente Barack Obama non ha escluso la possibilità di un intervento dello Stato, sotto forma però di vantaggi fiscali alle testate giornalistiche che scelgano la strada del non-profit. C’è chi propone sistemi di micropagamento per le notizie online, ma l’idea di girare per la Rete con un “borsellino elettronico” non piace molto e il modello iTunes difficilmente funziona per le news: un brano musicale lo si compra perché fa compagnia tutta la vita, un articolo lo si consuma in pochi minuti e non ha certo il valore di Yesterday dei Beatles.

 

Ci sono allo studio ipotesi di creare spazi “Vip” sui siti delle news, offrendo approfondimenti, analisi e maggiori contenuti multimediali a chi è disposto a pagarli. Un meccanismo che ricorda quello dell’industria dell’acqua: chi si accontenta di quella del rubinetto (le notizie per tutti, in gran parte di cronaca, che resteranno gratis), potrà continuare a berla, ma per una modica cifra saranno disponibili versioni gassata, effervescente naturale, o liscia ma con una sorgente garantita.

 

C’è poi l’idea di una grande alleanza dei gruppi editoriali per sviluppare un sistema unico che permetta, con una sola username e password, di girare le aree a pagamento dei siti senza dover rallentare al “casello” per pagare il pedaggio. Una sorta di Telepass dell’informazione, con relativa bolletta a fine mese. Centinaia di editori stanno valutando un progetto del genere, dai contenuti ancora top secret, messo a punto dalla società specializzata JournalismOnline.

 

Quel che sembra certo, è che l’era delle notizie tutte gratis online sta per finire. Con decine di start-up al lavoro nella Silicon Valley per sviluppare modelli di pagamento - e Google impegnata a sua volta a far proposte -, è chiaro che è solo una questione di tempo prima che la catena alimentare chieda il conto.

 

(2 - continua)

 

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