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ANNOZERO/ L'esperto: se al posto di Santoro ci fosse un operaio sarebbe stato licenziato

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Ma Santoro non è un operaio, bensì uno dei conduttori più seguiti della tv italiana.

Infatti, giustamente, il rapporto di lavoro giornalistico deve essere trattato con maggiore elasticità e benevolenza, perché ne va della libertà d’informazione. Anche se, come hanno precisato diverse sentenze, la libertà del giornalista «non deve mai travalicare o arrivare all’insulto o all’offesa». Ci deve cioè essere sempre un principio di rispetto per le persone, è una questione di civiltà.

E quindi, nel caso specifico di Santoro, è giusta o no la sospensione di Annozero?

Per la mia esperienza professionale, il comportamento di Santoro è censurabile. La sanzione poteva essere più lieve, ma poteva essere anche più grave. E ci sono stati casi analoghi in cui il giudice ha ritenuto legittimo il licenziamento. Ma solo i più estremisti possono dire che va bene quello che ha fatto Santoro: il suo è un comportamento obiettivamente scorretto.

Eppure sono in molti ad avere preso le sue difese…

Se il protagonista non fosse stato Santoro, ma una qualsiasi altra persona di destra o di sinistra, questa vicenda non avrebbe suscitato tutto questo clamore. E’ evidente dunque che questo episodio è stato strumentalizzato. Molto dipenderà dalla sensibilità e dal senso di giustizia di coloro che saranno chiamati a giudicare questa vicenda.

In che senso parla di strumentalizzazione?

Santoro è un caso «in provetta», la sua è una classica provocazione. Se non fosse coinvolto lui, il «vaffan..» non sarebbe diventato una bandiera ideologica.

Ma davvero in questa vicenda non vede una limitazione della libertà di espressione di Santoro?

La libertà di stampa in Italia è un’altra cosa. Se si colloca la vicenda di Santoro nella situazione attuale, si capisce che parlare di un venir meno della libertà di informazione è un’evidente forzatura.

Lo zoo di 105 intanto è stato sospeso per le troppe parolacce…

Trovo difficile fare dei parallelismi. Le parolacce in radio e tv sono molto diffuse, ma nel caso di Santoro si tratta di un insulto diretto al proprio capo che è decisamente più grave sul piano dei doveri disciplinari di qualunque lavoratore.

 

Continua



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COMMENTI
20/10/2010 - Spezzo una lancia a favore di Santoro. (Giuseppe Crippa)

Le ragioni a favore del licenziamento addotte dall’avvocato Pozzoli e riprese da Fiorenzo Colombo non mi convincono del tutto. Faccio presente, soprattutto a Colombo, che mandare a quel paese un superiore non è “insubordinazione” ma a mio avviso è “ingiuria”, che è altra cosa. L’insubordinazione, infatti, è il rifiuto di eseguire un ordine. Non vorrei che questa mia nota venga interpretata come una difesa di Santoro, che non vedo mai e che se lasciasse il giornalismo per fare magari l’operaio chimico (ammesso che lo sappia fare perché questo è un davvero un lavoro…) non mi mancherebbe assolutamente, ma un semplice contributo ad una corretta interpretazione dei fatti. Le ingiurie dovrebbero essere perseguite su querela di parte seguendo le norme del Codice Penale e non quelle del Contratto di Lavoro.

 
18/10/2010 - l'Avvocato ha ragione (fiorenzo colombo)

Sono d'accordo con le considerazioni e argomentazioni dell'avv. Pozzoli; a titolo esemplificativo riporto quanto contenuto in un normale Contratto Collettivo Nazionale, quello dei Chimici. Tra le infrazioni a cui si applica l'ammonizione scritta, la multa o la sospensione non vi è la fattispecie del "vaffa..." ad un superiore, bensì fatti più lievi; invece all'art. 52 si prevede il licenziamento per mancanze nei casi di "insubordinazione verso i superiori", che a me pare formalmente l'infrazione in cui è ricorso Santoro nei confronti del Direttore Generale. Ma Santoro non è un operaio chimico. Il nostro conduttore può sempre rivolgersi ad un avvocato.....