Cinema, Televisione e Media
martedì 19 ottobre 2010
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Charlestown è un quartiere malfamato di Boston. A Charlestown in un anno, ci sono più rapine che giorni. Doug e la sua compagnia sono i più bravi sulla piazza, assaltano banche, furgoni portavalori, sempre mascherati in maniera strana (che sia da scheletri, da giocatori di hockey o da suore). Quando però Doug inizia ad intrattenere una relazione amorosa con la direttrice di una delle banche che hanno rapinato, gli animi nella compagnia iniziano ad incrinarsi. E che la relazione non dia anche la possibilità alla polizia di incastrare i rapinatori? Diciamo la verità: abbiamo passato un sacco di tempo a prendere in giro Ben Affleck. Lui andava pure a cercarsela visto che, non solo ha raramente recitato in maniera decente, ma ha anche un fiuto per partecipare ad alcuni tra i film peggiori realizzati nell'ultimo ventennio (Daredevil, Amore estremo). Non è di certo bastato essere uno degli attori feticcio del buon Kevin Smith e vincere una meritatissima Coppa Volpi a Venezia per Hollywoodland per farsi perdonare dagli spettatori. Ben Affleck ha dovuto esordire alla regia e in un attimo è riuscito a cancellare anni di schifezze: Gone baby gone, il suo esordio dietro la macchina da presa, è stato uno dei migliori film del 2007 grazie alla sua capacità di dare ampio respiro tematico a quello che potrebbe sembrare essere solamente un thriller/noir. E non è un caso che la seconda opera del Ben Affleck regista condivida con il suo esordio, non solo l'ambientazione bostoniana, ma soprattutto una serie di tematiche che sembrano ormai far parte dell'universo narrativo di quella che ormai sembra essere una delle promesse più interessanti del cinema americano. The town è il più classico degli heist film (ovvero i film di rapine) e Ben Affleck lo sa bene, tant'è che decide di non strafare e di condurre il suo film sui binari sicuri della tradizione. Da questo punto di vista, l'opera seconda di Affleck è un passo indietro rispetto a Gone baby gone (molto più originale anche nella trama), ma è da stupidi non riconoscere come il regista riesca a dare una dimensione tutta personale ad un genere classico. E lo fa nel modo più inaspettato possibile, ovvero trasformando il thriller in un film drammatico anzi, in un dramma vero e proprio, dove, attorno alla rapina, si intrecciano le relazioni amorose, le amicizie, i tradimenti, l'eterna lotta tra ladri e poliziotti, il rapporto padre/figlio e la ricerca incessante e dolorosa della figura materna.
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