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ANNOZERO/ Giulia Innocenzi: il mio lavoro a fianco di Santoro nel programma più “odiato” della tv

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La tua è una formazione soprattutto politica, come stai vivendo l’esperienza televisiva?

Non sto vivendo un'esperienza televisiva perché Annozero è un mondo a parte, fatto da una redazione di giornalisti che tutto il giorno seguono manifestazioni in piazza, vanno nelle case degli italiani per sentire la percezione della crisi, arrivano in Campania per capire il perché del problema rifiuti. L'esperienza politica continua e fa parte delle mie giornate durante la settimana. Vivo la tv il giovedì quando arrivo alla Rai, nella sede della Dear, vado a farmi truccare e a farmi fare i capelli. Poi c'è la diretta di due ore e mezza con le telecamere accese: lo strumento è la televisione ma per me è un'esperienza politica. Quello che faccio è dare voce ai ragazzi e a chi voce non ha, è una missione che segue il filo rosso della mia attività politica. Io ho cominciato a militare con l'associazione Luca Coscioni dando voce a disabili, a ragazze che si vedono negare la pillola del giorno dopo, a storie non presenti nell'agenda politica e che fanno parte di una negazione di diritti che invece si vuole cercare di riottenere. In tutto ciò c'è totale coerenza con quello che faccio ad Annozero. Dunque di esperienza tv ne faccio ben poca, anche i contatti con la Rai sono pochi, perché la redazione del programma è a parte e molto combattiva. Della tv ho capito ancora molto poco.

Come ti vedi rispetto a coloro che ti hanno preceduto (Borromeo e Granbassi)? C'è stato un contatto con loro in merito allo svolgimento di Generazione Zero?

La Borromeo ha seguito un percorso coerente con Annozero perché oggi lavora al Fatto. E' un'ottima giornalista e con lei sono in contatto lavorativo anche perché spesso si collabora tra redazioni. Poi ha fatto un ottimo lavoro durante Annozero, anche perché Generazione zero è partito con lei e io sto proseguendo quel mestiere. La Granbassi è stata colei che mi ha intervistata nello spazio dove sono stata ospite due volte: mi ha dato la possibilità di intervenire. I suoi modi mettono a proprio agio l'intervistato e questo è ciò che provo a fare durante Annozero perché tutte le persone che ospita Generazione Zero spesso non hanno mai parlato davanti alla telecamera né in pubblico, quindi è importante che si trovino a loro agio per raccontare i loro fatti. Posso dire che c'è una continuazione dello spazio in sé in questi anni.


Il tuo ruolo viene visto da qualcuno come quello di una “valletta ibrida”, un po’ showgirl, ma impegnata su contenuti forti. C'è poi chi ti qualifica come "co-conduttrice". In quale giudizio ti ritrovi?

Il maschilismo non ha limiti nel nostro paese. E' uscita da poco una classifica sulla parità all'interno delle società di tutto il mondo e l'Italia, nonostante sia nel G8, non è di certo tra i primi trenta paesi della classifica. Quindi non mi sorprende affatto che una ragazza giovane, e se bionda ancora peggio, debba per forza essere giudicata rispetto a questi canoni se fa tv. Io nella vita faccio tanto altro rispetto alla tv e sono stata chiamata facendo altro ad inserirmi nello spazio di Annozero. Se una ragazza fa tv dev'essere per forza inserita in determinati canoni più comodi per la nostra società maschilista, quindi additata quale velina. Immagino che se al mio posto ci fosse un ragazzo, non staremmo a parlare di questo. Ma non bisogna arrendersi a questo, significherebbe la sconfitta davanti ad un obiettivo che si vuole raggiungere: cioè la parità di genere. Io faccio il mio mestiere dando voce ai ragazzi e incalzando i politici in studio, nel sociale sono responsabile di Avaaz.org Italia, una comunità globale di cittadini con sei milioni di membri nel Mondo e 240.000 in Italia, portiamo avanti battaglie contro corruzione, cambiamenti climatici e per i diritti umani. Poi ho appena cominciato un dottorato in teoria politica, quindi non ho niente da dimostrare a nessuno. Additare una ragazza in tv come velina fa comodo a tanti, a me non tocca assolutamente.



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