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LA PASSIONE/ 2. Un film che gioca con il sacro senza riuscire a far ridere

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Non bastano pochi dettagli, perché è la concezione stessa del soggetto a essere brutta, priva di un centro, piena di episodi appena abbozzati e distraenti, che vorrebbero forse rappresentare certi ambienti della provincia italiana, senza riuscirci. Per raccontare le frustrazioni di un regista in crisi e le velleità delle mezze figure del suo mondo non era necessario ricorrere, con una sorta di incastro, all’idea di riprodurre la Passione. Se si voleva invece insistere sulla sua parodia, allora le si doveva dedicare uno spazio diverso e una maggiore cura. Occorreva scegliere. Non averlo voluto fare rende questo film un impiastro.

 

Il lettore permetta un consiglio. Se vuole ridere, ha a sua disposizione tanti film comici, tanti attori famosi, di ieri e di oggi. Se vuole qualcosa di diverso, che parli veramente della passione di Cristo, ma anche della passione dell’uomo, il numero si restringe, ma ci sono lo stesso parecchie possibilità. Per una volta sia laico, bandisca dal suo orizzonte la commistione degli stili così cara ai Vangeli. E non vada a vedere La Passione.

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COMMENTI
04/10/2010 - Invece: un finale inaspettato... (Maria Eva Virga)

Non mi capita spesso di andare al cinema, ma questo film l'ho visto. Mi è stato suggerito da uno "che ne sa parecchio", ma solo perché mi piace Guzzanti. Mi aspettavo, quindi, di ridere come una pazza, andandolo a guardare. Certamente non mi aspettavo un film sulla Passione o "religioso", passatemi il termine. Invece sono rimasta piacevolmente colpita dal fatto che, secondo me, non era per nulla pensato per far ridere. Anzi. Da uno spunto banalissimo, come l'acqua che perde sull'affresco della chiesa, pian piano la pellicola prende corpo e sostanza, fino al finale. E la scena che più mi ha colpito è stata quella della crocefissione, davanti alla quale (che il regista ne sia consapevole o no, ma credo che non importi) tutta la scena si ferma, Silvio Orlando sembra addirittura inginocchiarsi. Tutto il paesello, che l'aveva presa come una burla, si trova incredibilmente davanti a un fatto, che, tra l'altro, coincide con la "passione", nella trama, dell'attore crocifisso. Non me lo sarei mai aspettato. E non finisce qui: da lì tutto sembra proprio ripartire. I cittadini del paesello, il protagonista che ritrova la creatività. Come accade nell'esperienza reale. Perciò io questo film lo consiglierei. Mi pare sia proprio uno di quei casi in cui si possono cogliere, in un'espressione artistica, i segni di un "oltre". Ripeto: che il regista lo abbia capito o no. Ma sicuramente si coglie un'apertura alla realtà. E anche senza blasfemia, mi sembra. E riesce anche a far sorridere. M.Eva