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LA LEGGENDA DEL BANDITO E DEL CAMPIONE / 2. Una fiaba strappalacrime, dove l’amicizia resta un sentimento superficiale

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La puntata si chiude anni dopo, in prossimità della storica 6 giorni di Parigi.
Sante e Mela sono nella capitale francese per assistere alla gara dell’amico, ma Mastino, vittima di antiche umiliazioni, è sulle tracce del bandito, e minaccia un tragico finale.

Come nella canzone di De Gregori (“al proprio destino nessuno gli sfugge”) i temi intrecciati che potrebbero conferire alla miniserie profondità e sostanza sono quelli dell’amicizia e del destino, in nesso reciproco.

Per quanto sia accennata un’amicizia che abbraccia tutto e rispetta la libertà, seguendo da lontano, con devozione, il destino dell’amico che si realizza, i personaggi monolitici e bidimensionali impediscono la messa in scena di conflitti reali.

Anche il destino è liquidato come verdetto mitico inevitabile, con Sante che si vede costretto a una strada che è in realtà solo frutto del suo odio.
Una strada che gli permette di prendersi le sue piccole rivincite sociali, rovinando la vita sua e degli altri. La sua dimensione di anarchico, nella semplificazione generale, è resa solo da una particolare letizia nell’atto del furto, quasi un inno al caos.

Iniziative narrative logore rendono la miniserie indistinguibile e inessenziale. Il più abusato dei motivi, il triangolo, inquina un’amicizia di cui intuiamo solo la profondità (perché la sceneggiatura non ce la fa vedere).
Una storia che, se non banalizzata, avrebbe potuto indagare un tema tra i più intriganti nelle serie a tema storico, il rapporto tra amicizia e destino, il sostenersi reciproco di fronte a quello che la vita ci chiede.

Pare invece si sia scelta la buona vecchia strada del rotocalco popolare, senza guizzi e segni particolari, col rischio di scivolare come acqua sulla roccia, nella folla di prodotti uguali a se stessi.



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COMMENTI
05/10/2010 - In quella fiaba manca Qualcosa. (claudia mazzola)

Quando è che un'amicizia è profonda? Può essere quella tra me ed il mio papà che domenica guardavo nel suo compiere 78 anni "Gesù se lè bell!". E pensavo "non potrei vivere senza più sentirlo parlare", e lui mi ha parlato e mi parlerà sempre a Dio piacendo.