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SOTTO IL CIELO DI ROMA/ Non perdonarono a Pio XII la scomunica dei comunisti

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L’INCONTRO COL GENERALE STAHEL - Molti inoltre gli incontri del Papa, spesso segreti, durante i quali emerse tutta l’abilità diplomatica di Pio XII. «Una delle sue doti era una grande capacità di introspezione dell’interlocutore – sottolinea Capetta -. Quando parlava con le persone riusciva subito a entrare in sintonia con loro, imponendosi quindi con tutta la sua autorevolezza morale». Come durante l’incontro con il generale Stahel, capo della piazza militare di Roma. Facendo appello alla sua coscienza cristiana, il Papa trovò nel militare tedesco (che non era però iscritto al partito nazista) un insperato appoggio.

L’UMANITA’ DEL PAPA - «Nella sceneggiatura - rivela Arlanch – abbiamo immaginato che per rompere il ghiaccio Pio XII inizi a parlare del loro reciproco interesse, tutto maschile, per le auto Mercedes, prodotte appunto in Germania. Da qui, il Papa coglie la palla al balzo per fare leva sul patriottismo di Stahel, mettendolo in contrapposizione con il Nazismo. E così, quello che inizialmente era un confronto tra nemici, diventa un incontro sul piano umano». Come aggiunge lo sceneggiatore Bettelli, «Pio XII era una figura indubbiamente austera e ieratica. Ma nel nostro lavoro abbiamo cercato di restituire la sua umanità e disponibilità verso la città di Roma, con una grande empatia per la sofferenza dei suoi abitanti».

LE SCENE QUOTIDIANE - Da una parte quindi i momenti più drammatici del film, in cui «è riutilizzata la registrazione degli interventi più importanti e memorabili del Papa alla radio, dal tono molto solenne. Discorsi significativi, perché l’azione del Papa era affidata soprattutto alla sua parola, alle sue scelte, ai suoi incontri, prima ancora che a gesti eclatanti come quello di scendere in piazza subito dopo i bombardamenti di San Lorenzo». Dall’altra però ci sono anche delle scene quotidiane, affidate a tre personaggi d’invenzione, il partigiano Marco e i giovani ebrei Davide e Miriam. Figure che per Bettelli nascono «da una necessità fondante: raccontare Pio XII senza parlare degli ebrei di Roma sarebbe stata una sconfitta già in partenza. E quindi anche questa invenzione non è arbitraria, ma è stata originata da una necessità e da un’etica narrativa».

LA SCOMUNICA DEI COMUNISTI - E prosegue Capetta: «Proprio nella fusione tra i due piani, quello dei protagonisti storici e quello dei personaggi quotidiani, sta la cifra stilistica della fiction, che vuole parlare a tutti e, non dimentichiamolo, andrà in onda nella stessa fascia oraria del Grande fratello». Una sfida ambiziosa quindi, con l’obiettivo di «superare la coltre pregiudiziale molto forte sulla figura di Pio XII. All’origine della quale c’è il fatto di non avergli mai perdonato la scomunica degli aderenti al partito comunista, voluta da Pacelli nel 1949, che gli inimicò definitivamente gli intellettuali di sinistra».

(Pietro Vernizzi)



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