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GA’HOOLE/ Il cartoon fantasy sui gufi che mostra il valore della libertà

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Inoltre, anche i Guardiani non sono perfetti come il mito li descriveva e tra loro c’è un traditore, pronto a vendere la vita dei suoi amici e il destino dei gufi per l’illusione del potere. Alla fine però, come in ogni fantasy che si rispetti, il Bene vince contro il Male e Soren diventa un giovane guardiano, con il compito di “riscattare gli oppressi e rendere forti i deboli”.

Tratto da una serie di romanzi di Kathryn Lasky, Il regno di Ga’Hoole si distacca dalla serie dei fantasy spettacolari ma deludenti come Percy Jackson: pur raccontando una classicissima storia di formazione, con divisione manichea tra Bene e Male, lotta tra il protagonista e la sua nemesi (il fratello) e percorso di crescita del giovane che lascia il nido e deve imparare a volare, il film riesce a sorprendere. Snyder sa creare epiche scene di battaglia che sembrano quasi girate nello stile del documentario, così come spiazzanti primi piani sui volti inespressivi dei gufi, per nulla “umanizzati” nella realizzazione grafica.

Il buio è l’elemento predominante del film, un “notturno” dove la terza dimensione non è un surplus ma un mezzo per dare profondità a un ambiente privo di luce: il lavoro del regista è sorprendente, e alla fine ad incantare sono soprattutto gli ingressi nelle caverne, nelle tane misteriose e affascinanti dei gufi, nel profondo della foresta, tocchi visivi che di sicuro piaceranno ai ragazzini abituati agli scenari dark di Harry Potter e del Signore degli Anelli.

Condensando tre libri in un solo film, certi passaggi sono andati persi e alcuni personaggi sembrano privi di profondità psicologica; il finale, in cui non c’è trasformazione né redenzione per i malvagi, può spiazzare e far sembrare troppo semplice questa storia in cui si scontrano due valori ben distinti e senza troppe sfumature. Eppure, c’è qualcosa di profondamente accattivante nel film, oltre al felice impatto visivo: se Soren è un sognatore come tanti ne abbiamo visti nella storia del cinema e della letteratura, il vero personaggio a risultare indimenticabile è Ezylryb, il reduce di guerra, eroe nelle leggende e folle nella realtà, la voce più ironica, sincera e moderna di tutto il film.

La storia è a tratti crudele e non ammorbidisce gli spigoli alla maniera disneyana, ma questo non è un film solo per bambini: gli adulti ritroveranno molti richiami al presente e al passato prossimo, restituito con un magico realismo che, pur non edulcorando la malvagità, non tralascia di lanciare un messaggio di speranza e fiducia nel nucleo di bontà che sopravvive nell’universo… finché esisteranno i Guardiani di Ga’Hoole.



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