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THE SOCIAL NETWORK/ Il film cinico e diretto sull'insicurezza della generazione Facebook

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L'Italia è la nazione i cui abitanti passano più tempo sui social network. Si parla di una media di sei ore e ventisette minuti al mese distribuiti sui 16 milioni di iscritti del social network più utilizzato in Italia: Facebook. In questo ultimo anno in cui è esploso anche in Italia, un pò tutti (tra giornali, riviste, programmi televisivi) hanno detto qualcosa sul più celebre social network, evidenziando limiti e le potenzialità, i problemi riguardo la privacy e la sua diffusione anche tra i più giovani.

Qualche settimana fa telegiornali, giornali e riviste hanno iniziato un tam tam mediatico presentando il film "The social network", nuovo lavoro di David Fincher ("Seven", "Fight club"), dando per scontato che il film avrebbe sbancato il botteghino visto l'argomento che affronta, ovvero la storia di Mark Zuckerberg, l'inventore di Facebook. Eppure il giornalismo generalista ha sbagliato in pieno, visto che il film in Italia ha raccolto le briciole lasciategli da film come "Maschi contro femmine" o "Cattivissimo me".

Il risultato al botteghino di "The social network" ci è utile per capire ancora meglio il film: "The social network" è un film generazionale, nell'accezione in cui generazionale è inteso non come "il film che piace a una generazione", ma come "il film che parla di una generazione". E lo fa nella maniera più cinica e spietata che si potesse trovare, ovvero con la crudeltà di spiaccicarti in faccia non tanto ciò che siamo diventati per colpa di Facebook, ma perchè Facebook ci è così utile nella vita di tutti i giorni.

Lo sgradevole, antipatico e autistico Mark Zuckerberg plasmato da Jesse Eisenberg, va oltre la semplice empatia con lo spettatore, diventa lo spettro delle nostre insicurezze, dei nostri problemi e delle nostre paure di socializzare, e Facebook non può che essere la medicina che guarisce da tutti i mali. Il titolo della pellicola è chiaramente ironico visto che di sociale il network di Zuckerberg ha ben poco: Facebook è in realtà un modo per apparire migliore alla faccia delle altre persone (degli "amici"), di farsi accettare, una sorta di ricostruzione del proprio ego plasmato sulla percezione che gli altri vorrebbero di noi piuttosto che sulla nostra reale persona.
 



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