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THE SOCIAL NETWORK/ Il film cinico e diretto sull'insicurezza della generazione Facebook

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"The social network" è poi un film generazionale nella misura in cui screma in maniera così drastica il pubblico: o sei dentro o sei fuori, non ci sono vie di mezzo. E lo fa sin dal brusco incipit, in cui lo spettatore è travolto da un dialogo complesso, veloce, con più tracce tematiche, che ci dice in maniera chiara che non tutti possono seguire (e capire) il film sino in fondo. La pellicola continua con lo stile sincopato e multi-tasking del dialogo iniziale, con un intreccio gestito magnificamente dal montaggio che interseca tra loro le due cause legali in cui Zuckerberg è coinvolto e il lungo flashback che racconta come Facebook ha visto la luce.

I dialoghi di Aaron Sorkin (sceneggiatore di West wing) sono la struttura portante della pellicola e il lavoro di David Fincher aggiunge una dimensione claustrofobica al racconto, creando un'atmosfera che mischia con sapienza i toni dark, specchio del racconto egoistico di Zuckerberg, con momenti più cool da cui emerge, con ancora più prepotenza, il desiderio di Zuckerberg di sentirsi parte della società, stesso filo conduttore seguito dalla colonna sonora di Trent Reznor e Atticus Ross.

A sorreggere il film, la straordinaria performance attoriale di Jesse Eisenberg ("Benvenuti a Zombieland", "Il calamaro e la balena"), che dimostra di essere un attore maturo, capace di andare oltre la semplice mimesi costruendo un personaggio che aggira la tipica simpatia che i nerd suscitano al cinema, tratteggiandolo con toni antipatici, cinici, autistici, che nascondo intimamente insicurezze, paure, desideri mai esauditi.

Perchè in fondo la vita è un dito che continua a premere su F5, nella speranza che un refresh porti qualcosa di nuovo. 



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