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A NATALE MI SPOSO/ Troppi Déjà vu nel nuovo Cinepanettone di Boldi

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Risuonano lontanissime, ormai, le spassose gag dei primi Vacanze di Natale. Jerry Calà nelle vesti di Billo, il pianista sciupa femmine, le lapidarie e sincere affermazioni dell’avvocato Covelli, o le frasi storiche di Donatone (Guido Nicheli). Talmente storiche, da finire sulle stampe di felpe e magliette di molti ragazzi italiani; “fai ballare l’occhio sul timer: Via della Spiga- Hotel Cristallo di Cortina 2 ore, 54 minuti e 27 secondi! Alboreto is nothing!”. La risata qui è assicurata, non perché si tratti di commedia sofisticata, ma perché la caratterizzazione del personaggio (ognuno col suo accento, il suo modo di fare, perbenista o “burino”) è volta a consegnare uno specchio ironico e, certo, non sempre veritiero, ma senza dubbio divertente, delle famiglie italiane; attraversando la penisola da nord a sud e consegnandone un ritratto, o meglio, una caricatura semplicemente comica.

Anche in A Natale mi sposo si ride. Perché Boldi il comico lo sa fare, e anche molto bene. Era perfetto in coppia con De Sica, ma è altrettanto bravo in compagnia dei due personaggi spalla, interpretati da Massimo Ceccherini ed Enzo Salvi. Ma si ride di meno e a volte per inerzia, di fronte al gusto per il doppio senso (un po’ scontato), per scenette di tristi spogliarelli (per altro già visti, in modo identico, vd. Vacanze di Natale ’95).

E forse non ci sarebbe nemmeno bisogno di voler, a tutti i costi, strappare una morale, che è presto detto moralismo; perché in quel miscuglio di tradimenti, di coniugi infelici, e di padri che non sanno nemmeno il nome dei figli, non serve dire che l’amore e i sogni dei giovani trionfano, perché nessuno si accontenta di un artificioso buonismo natalizio, anche se viene da un Cinepanettone. Basterebbe l’intento di far ridere, di ironizzare, raccontando (perché no?) anche qualcosa di bello; rischiando magari di cogliere lo spettatore che esce dalla sala ripassando le battute con gli amici e a vent’anni di distanza le trova sempre divertenti. Vacanze di Natale 1983 fa ancora questo effetto.

(Chiara Bernini)



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