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LA BELLEZZA DEL SOMARO/ L’attrice Lidia Vitale: vi spiego com’è recitare per Castellitto e Mazzantini

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Amo la “macchina”  chiamata cinema. Sono laureata con una tesi sui Sistemi Produttivi dell’Audio Visivo in Australia. Mi ha sempre affascinato. Amo veder muovere tutte quelle persone intorno mentre dentro incessante si muove la mia creatività senza apparentemente curarsi del resto. Mi piacciono i binari, i carrelli, i dolly, le aste del fonico e lo Stop del regista. Mi piace il silenzio che si crea in un attimo da quella confusione che sembra non avere fine. Mi piace che ci si muove come una carovana a volte…

Con quale genere ama confrontarsi maggiormente?


Mi scelgono sempre per far piangere o per fare la donna tutta di un pezzo…quindi la maggior parte delle volte resto confinata nel dramma…non nego che mi piacerebbe aver a che fare anche con la commedia…e perché no con l’azione!

Come ha affrontato il personaggio di Delfina?


Ero spaventata. Mi sembrava inafferrabile. L’ultimo giorno che ho lavorato con la mia coach (Doris Hicks) per preparare il personaggio, non ne avevo ancora azzeccata una e mancava poco all’inizio delle riprese. Poi mi hanno decolorato i capelli fino al grigio…ero un’altra e il lavoro fatto in precedenza ha cominciato ad operare. Nel frattempo avevo scelto come “musa” ispiratrice Oriana Fallaci. Ho letto tutti i suoi libri. Quando sono arrivata in Toscana ho capito che potevo permettermi di essere solo Delfina e ho vissuto per lo più come fossi lei (sai che simpatia per chi mi aveva intorno!) anche perché facevano veramente tutti ridere troppo e se non fossi rimasta ancorata a quel caratteraccio sarei scoppiata a ridere ogni minuto.

Una pagina di sceneggiatura non è solo un foglio bianco coperto di parole. E’ un fluire di emozioni in cui si intersecano la psicologia e gli umori di chi scrive, di chi dirige e di chi dovrà interpretare quella scena. Alla luce di ciò, com’è stato lavorare su un testo della Mazzantini ed essere diretta da Castellitto?

 



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