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L'INTERVISTA/ Enzo Jannacci: vi racconto la bellezza del maestro

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Sergio Castellitto ed Enzo Jannacci (Foto Ansa)  Sergio Castellitto ed Enzo Jannacci (Foto Ansa)

Vede, io sono molto legato a una canzone che si intitola “Ti te se no” che descrive il mondo neorealista di Zavattini. Nella canzone il protagonista ogni giorno va a lavorare e poi torna a casa. Ma un giorno, quella volta, mentre torna a casa, guarda… Bisogna tornare a guardare. Le persone in genere, non sanno, non pensano a quanto si abbia bisogno di educazione. Anch’io andavo a giocare al pallone quando c’era l’ora di religione. Sa perché? Perché era sbagliato l’educatore.

 

Che cosa l’ha educata di più nella vita?

 

Io amo talmente la musica e la bellezza, le amo talmente perché sento che se tu ne prendi dei pezzi, dei piccoli svolazzi, come quei foulard che nelle serate di moda si vedono svolazzare… Solo che la musica è un continuo svolazzare di foulard, va avanti da sola e uno deve essere lì pronto ad ascoltare, perché poi lei va via. Però può essere che qualche volta si ferma e anche lei ascolta, perché c’è anche la musica che ascolta. La gente non cerca l’episodio di un ragazzo che al buio... come mi è successo ieri sera che ero per strada e mi sembrava che arrivasse una bicicletta, io ho visto che la bicicletta era senza luci e il ragazzo in sella era nero, grande e grosso (e anche la bicicletta era molto grossa), allora io ho detto: “Mamma mia! Una bicicletta vivente!”. La gente cerca delle cose che non esistono in natura, no? La vita per me è concepita da uno che ti mette lì - e io so chi è - … ti ha messo lì e c’è tutta una serie di avvenimenti, di affreschi, di patate sauté, di bistecca con la polenta, di uova fritte… tutte cose che, tra l’altro, piacciono a me, magari agli altri no, ma a me piacciono molto.

 

(Silvia Becciu)



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COMMENTI
19/12/2010 - errata corrige (Diego Perna)

Per imparare a vedere la Bellezza........

 
19/12/2010 - Vengo anch'io (Diego Perna)

"Per imparare la Bellezza non basta una vita, basta un attimo di Verità". Non ricordo dove ho letto queste parole, ma sono certo che chi le ha scritte, un maestro lo ha incontrato.L'uomo va rivelato a se stesso da un altro, da solo annaspa anche di fronte ad un cielo stellato o al più bello dei tramonti. Mi chiedo spesso, se rinunciare ai sogni per un tornaconto rapido, impoverisce il mondo intero. Io dico di si, quindi ben vengano maestri che sanno che non si finisce mai d'imparare. E adesso chiudete gli occhi e immaginate se anche i politici e non solo gli artisti, avessero una simile coscienza. Grande Jannacci. Buona serata

 
17/12/2010 - PIU' DELLA MUSICA (Angelo Lucio Rossi)

Ogni mattina abbiamo bisogno di una carezza che ci risvegli, che ci scuota dal torpore,che ci svegli dall'essere inconsapevoli e addormentati. L'intervista di oggi mi ha rilanciato alla realtà con un'altra baldanza.E vero: "le persone in genere, non sanno,non pensano a quanto si abbia bisogno di educazione". L'educazione come avvenimento che ci faccia vibrare incessantemente ed esser in continuo movimento. E' tutta qui la carica vitale. Da dove la prendi? "Da chi ho davanti, da chi incontro, da quello che guardo, da dove penso arrivi la musica". Che realismo e che tenerezza caro Jannacci.Questa è la realtà. Questo è il reale. Com'è importante capire che è il reale l'oggetto proprio degli occhi aperti verso le cose e le persone o della sete della bellezza attraverso la musica.Per vivere occorre convertire continuamente l'io all'avvenimento presente.