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TV/ Dalla fiction al criminality, ecco un "elenco" dell’autunno del piccolo schermo

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Varietà e ripetizione
In tempi di crisi non si va molto per il sottile; la sicurezza anzitutto. Ecco perché l’intrattenimento delle reti ammiraglie non ha certo brillato per tasso di innovazione. I bambini l’hanno fatta da padroni, sia nella versione canterina (Io canto che Ti lascio una canzone) che in quella simpatico-canagliesca (Peter pan). L’altra chiave, certo non originale ma in qualche modo sicura, è stata quella musicale de I migliori anni. Nel complesso, questa strategia ha pagato. Anche se in calo rispetto alle stagioni passate, il rendimento è stato soddisfacente e questi prodotti hanno sostenuto egregiamente le medie di ascolto delle reti che le hanno trasmesse.
Il calo fa pensare però a un ciclo di vita non lunghissimo; e questo chiama in causa una delle questioni più delicate della televisione oggi. La capacità di innovazione. Una sfida da raccogliere, necessariamente.

Il neoromanticismo nella fiction
In chiaroscuro i dati della fiction. In calo i vecchi franchise (Distretto di polizia; Ho sposato uno sbirro e pure i Cesaroni in versione Moccia). Diverse le strategie dei due network: più varietà di formati (dalle miniserie, molte, alle serie medio lunghe) per Rai. Netta preferenza in casa Mediaset, per motivi industriali, per il prodotto di lunga serialità. Interessante però notare che i maggiori successi dei due network sono stati due prodotti dalla connotazione assolutamente femminili, due moderni feuillieton, due telenovelas. Per Rai1, Terra ribelle, prodotto semplice, diretto e senza tanti fronzoli. Una location affascinante (nella storia la Maremma del XIX secolo; nella realtà l’Argentina); un intrico di relazioni fra due amici d’infanzia e due sorelle, nobildonne decadute, con tanto di intrighi e scene “speziate”. Per Canale5 Il peccato e la vergogna, ambientata negli anni '30, che racconta la storia di Nito (Gabriel Garko), un bambino abbandonato dalla madre e cresciuto in riformatorio che da grande aderirà alla milizia fascista e che lotterà, innamorandosene poi in modo ossessivo, contro Carmen (Manuela Arcuri), donna dal carattere forte, contraria a ogni forma di regime.
In generale, faticoso è stato il processo di innovazione e deludenti gli esperimenti di contaminazione di generi, grotteschi negli esiti qualitativi e insoddisfacenti dal punto di vista degli ascolti.




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