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LA BELLEZZA DEL SOMARO/ Una polifonia di personaggi in cerca di sé

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Ci sono infinite buone ragioni per andare a vedere La bellezza del somaro, terza prova alla regia per Sergio Castellitto dopo Libero burro e Non ti muovere. Il tono agrodolce, la divertente polifonia dei personaggi, la predominanza di una natura semplice e genuina, lo splendido personaggio di Jannacci, che porta in sé la riflessione sulla vecchiaia e sulle età di una vita, sono fatti viaggiare sulle note di un uso frequente della macchina a mano, che conferisce all’insieme freschezza e immediatezza.

L’occasione della storia non è una novità. Per festeggiare il suo cinquantesimo anno, Marcello (Sergio Castellitto), architetto intellettualoide della borghesia romana si trasferisce con la moglie Marina (Laura Morante), la figlia diciassettenne Rosa (Nina Torresi) e amici – compresi due pazienti della consorte psicologa - nella casa in campagna. È così che il ponte dei morti si accompagna di follie e grandi affermazioni di vita scandita da giochi, pranzi e cene di luculliana memoria.

Non fosse per quella natura così disarmante nella sua schiettezza, perfetta nelle onde delle colline toscane. Non potrebbe che essere questo lo sfondo per La bellezza del somaro, che si dipana inizialmente per le strade di Roma, ingarbugliandosi tra i vicoli della borghesia cittadina, e che mette sul palcoscenico un carnet di personaggi poliformi. Ciascuno è in cerca di sé. Seguendo l’equazione secondo cui la casa è il teatro di questa mise en scène ed i personaggi le maschere che vi recitano, la natura diviene l’interfaccia con cui tutti si scontrano. Ognuno con le proprie manie, i propri “buchi”, per citare il personaggio di Castellitto.

Se fossero rimasti in città, probabilmente nessun “folle” di questo gioco al ritrovar se stessi si sarebbe confrontato con il proprio riflesso, perché le proprie ossessioni si sarebbero confuse nella frenesia cittadina. Qui, invece, nella purezza della campagna, ogni cosa si rende manifesta. Grazie anche all’arrivo di Armando (Jannacci), l’anziano fidanzato della giovanissima Rosa. Il suo personaggio, semplicemente meraviglioso, è come lo strappo nel cielo pirandelliano. Ogni personaggio è messo a nudo dal suo ingresso in scena. Lui, che nella serena consapevolezza di un uomo che ha vissuto la sua vita, è super partes, è un mentore, un’entità superiore quasi astratta.



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