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AMERICAN LIFE/ Un road movie sul sogno della famiglia perfetta

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Sam Mendes (Foto Ansa)  Sam Mendes (Foto Ansa)
Come sempre, il pregio maggiore di Mendes è la straordinaria capacità di tirare fuori il meglio dagli attori: anche in questo caso, messo al lavoro su Maya Rudolph (Radio America, 50 volte il primo bacio) e John Krasinski (In amore niente regole, Dreamgirls), Sam Mendes estrae dal cilindro due belle prove attoriali, calibrate sui toni della commedia, ma capaci di mostrare improvvisi lampi di serietà (tutti alla loro maniera, naturalmente).

 

L'altro pregio del film è la descrizione di un'America reale, senza i tipici sbilanciamenti del cinema americano, incapace di descrivere il proprio Paese se non attraverso le cupe atmosfere dei bassifondi o le luci scintillanti dei quartieri alti. Mendes compie una scelta complessa ma più originale, ovvero quella di dipingere un'America media, senza nè alti nè bassi, un'America normale dove la gente (soprav)vive tra urla e risate, tra pianti e abbracci, e in cui il sogno infranto dei protagonisti (trovare il posto perfetto per la vita futura della bimba), non sfocia nella tragedia e nel melodramma, ma è la nuova via per fondare la loro unione, il loro amore (saldato da una dichiarazione d'amore commovente e di una semplicità disarmante).

 

È strano vedere il cinema di Sam Mendes sotto un'ottica così rilassata, calma, tranquilla, con una storia piccola piccola, semplice, un road-movie con pancione, una storia di persone normali (cosa che i protagonisti dei film di Mendes non sono mai), da cui emergono però riflessioni importanti. Ma questa volta sottovoce e con un velo di malinconico umorismo.   



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