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ALICE IN WONDERLAND/ Un ottimo compromesso tra il gotico Burton e la briosa Disney. Che delude i fan de La Sposa Cadavere

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La vera arma di Alice è la sua immaginazione, che la porta a pensare a sei cose impossibili prima di colazione e, quindi, a credere di poter uccidere un drago, berne il sangue e diventare, una volta tornata nel mondo reale, un mercante che viaggia da sola fino in Cina.


Chi non riesce a spingersi oltre una ristretta visione del mondo, non potrà mai trovare se stesso né la propria strada; è condannato a vivere perennemente suddito degli altri, come i cortigiani della Regina di Cuori (una splendida, perfida e divertentissima Helena Bohnam Carter), timorosi di ribellarsi all’irrazionalità e all’ignoranza.


E chi non ammette un pizzico di follia nella propria vita, non sarà in grado di scorgere il cuore nobile che si nasconde sotto il cappello a cilindro del Cappellaio Matto, un Johnny Depp che, nonostante qualche guizzo di follia, non raggiunge i livelli di Jack Sparrow nei Pirati dei Caraibi. Ecco però il tocco del regista: il Cappellaio non è affatto il personaggio lieto della fiaba originale, bensì un uomo tormentato da un dolore passato.

 


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