BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SHUTTER ISLAND/ Un film senza tregua che intreccia narrazione e dubbi: merita di essere visto

Pubblicazione:

shutter-island-dicaprio_R375.jpg

 

Quello che conta in questo film, però, non è la storia, che diventa quasi un fattore secondario. Ciò che lascia il segno sono le sensazioni che si “sudano” tra le pareti umide e malate del penitenziario, le emozioni che si provano e il brivido, non di paura ma di stupore. C’è una forte tensione emotiva che spiazza e che si alimenta non solo attraverso la dimensione allucinata in cui vive il nostro protagonista, ma anche grazie all’ottima interpretazione di Di Caprio, bravissimo nel far materializzare i suoi sogni peggiori, vero nell’interpretare la malattia, sincero nel farci immedesimare nel suo stato mentale.

 

Il passato torna nel presente, si sovrappone ad esso nei nomi e nelle storie, creando uno stato di confusione che invece si traveste di finta lucidità. Il suo sguardo perso nel vuoto e colmo di rabbiosa paura diventa il nostro. Così come il suo bisogno di liberarsi dal passato “espiando” le proprie colpe.

 

I corpi inermi di Dachau riaffiorano nella sua mente, anche se sono solo una parte del senso di colpa che gli impedisce di vivere il reale presente. E’ per questo che Daniels ne crea uno tutto suo, uno spazio e un tempo nel quale compiere il suo dovere di uomo e di agente federale, un luogo dove ristabilire il giusto ordine della vita e dove acqua e fuoco sono emblema della stessa fine. L’acqua, che nell’iconologia classica è fonte di vita, qui diventa simbolo di morte, oltre ad alimentare le paure più profonde – fisiche e psichiche - di Daniels.

 

Così ci troviamo in balia del mal di mare, di un uragano, dell’umidità del penitenziario che entra nelle ossa e non ne esce più, di un lago che uccide chi è innocente. C’è anche il fuoco, che brucia e trasforma tutto in cenere. È il male che si porta dentro Daniels, colpevole solo di non essere arrivato in tempo.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.