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BORIS 3/ Manca la risata nella “fuori serie” italiana che prende in giro il mondo della fiction

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Dopo aver raccontato gli scorsi anni il mondo delle soap attraverso la fittizia Gli occhi del cuore, il regista Renè (Francesco Pannofino) e la sua squadra si trovano di fronte a una nuova sfida: il medical. Una fiction ospedaliera, intitolata Medical Dimension (il riferimento a Dr. House è evidente) che mira alla qualità imitando i prodotti americani. Niente più “a c…o di cane”, ma la nuova parola d’ordine è “scarto”, termine con cui il regista bolla le sempre più frequenti scene non buone. Renè è diventato “il Saviano della fiction”.

 

Eppure Boris è cresciuto e così anche il suo pubblico. È difficile ora sorprendere lo spettatore che aveva amato la serie perché era stata in grado, nelle passate stagioni, di smitizzare il mondo della televisione italiana, raccontandoci il dietro le quinte della produzione di una fiction, tra raccomandazioni, scarsa professionalità e influenze politiche. Ora non c’è più niente da smitizzare, il pubblico è più smaliziato e forse ambisce a qualcosa di più.

Ma questo qualcosa di più non arriva.

 

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