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RAIMONDO VIANELLO/ Il grande comico che ha descritto l'Italia di ieri e di oggi

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Raimondo Vianello  Raimondo Vianello

Con Raimondo Vianello scompare uno degli ultimi protagonisti di quella stagione dello spettacolo italiano che, più della politica e dei giornali, ha saputo descrivere e interpretare la vera identità dell’Italia contemporanea.

 

Non si può pensare a Vianello senza che tornino in mente Ugo Tognazzi, Walter Chiari, ma anche Campanini, Totò, Sordi e, senz’altro, i più televisivi Mike Bongiorno, Corrado, Enzo Tortora. Tutti loro, dei quali la tv dei reality e dei pacchi ne sente davvero la mancanza, hanno saputo parlare della e alla Italia che, dopo la guerra, si sentiva ristretta in quel serioso, quanto opprimente, schema dell’alternativa unica (fascismo/antifascismo).

 

Tutti loro hanno saputo comunicare quel distacco ironico dalle “cose” che è il contrario del furore ideologico che riempiva le piazze e puntava il dito contro il nemico di turno. Davvero i Vianello, le Mondaini, i Tognazzi, i Chiari, i Bongiorno hanno fatto più dei politici e degli intellettuali organici ai partiti.

 

La prova non è solo nel tributo commosso e spontaneo dei parlamentari che si alzano in piedi e applaudono in modo composto alla notizia della scomparsa di Raimondo. La prova è nella memoria collettiva della nostra gente: chi non ricorda una battuta, uno sketch, una gaffe di quella classe di comici e presentatori spesso bollati come “qualunquisti”? La colpa, infatti, che certa intellighenzia non perdona ai Vianello e alle Mondaini è quella di non essersi serviti della nobile arte della risata per vergare con intento moralizzatore sui vizi e sul costume degli italiani.

 

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COMMENTI
19/04/2010 - Est modus (spadon gino)

Raimondo Vianello: un uomo per bene intorno al quale si è fatto troppo rumore. Ascoltando in questi giorni i troppo esibiti peana innalzati in onore di Raimondo Vianello mi sono tornati in mente quei due operai di Marghera, morti tre anni fa senza più mani mentre cercavano di scavarsi una via di salvezza tra le scorie roventi crollate su di loro mentre pulivano una cisterna. Se Vianello, dopo una vita ricca di soddisfazioni morali e materiali, ha meritato prefiche illustri, battimani, lacrime, visi contriti, dolorosi appelli che cosa avrebbero meritato queste due povere creature morte dopo una vita di sacrifici e di quasi miseria? Oh lo so che mi si può giudicare come il solito populista, con la lacrima pronta, ma incapace di fare le opportune differenze. E invece no: è proprio perché so fare queste differenze che ho provato nausea in questi ultimi due giorni. Una nausea quasi insopportabile quando ho visto molti dei "compunti" , tra i quali l'astuta prefica che ci gpverna, inquietarsi per la sorte della "povera" Sandra. E delle due povere vedove..., dei loro figli… della loro memoria... chi si sarà mai inquietato e s'inquieterà? (Gino Spadon)