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FURIO SCARPELLI/ Il padre di Brancaleone depone le armi, se ne va vittorioso l'eroe sempre sconfitto

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Uno spezzone de L'armata Brancaleone  Uno spezzone de L'armata Brancaleone

Saranno in molti a cimentarsi, in questi momenti di accanimento verboso “post mortem”, nel tentativo di riassumere in poche righe la versatile genialità narrativa e linguistica di Furio Scarpelli, o sarebbe meglio dire, per rispetto della giusta denominazione artistica, di una delle due colonne della firma “Age e Scarpelli”. Quello che qui si tenterà di ricordare, in poche parole, è invece solo uno – e forse il più geniale – dei tanti lasciti del grande sceneggiatore: la storia e la lingua del cavaliere Brancaleone da Norcia.

 

E anche questa, in realtà, risulta essere impresa assai ardita. Molti sono gli studi, i commenti, le discussioni intorno a questa straordinaria creazione artistica; e moltissime sarebbero le riflessioni da proporre anche solo per dare un quadro appena accennato. Ma proviamo comunque a dirne in breve.

 

“Abacuc, e se anco fosse?”: è questa improvvisa domanda, rivolta con un leggero sorriso all’amico tesoriere timoroso d’essere ormai giunto alla fine dei suoi giorni, una delle frasi più struggenti e caratterizzanti la personalità e sensibilità di Brancaleone. Dinnanzi alla morte, il Don Chisciotte di Norcia fa per un solo istante un passo indietro rispetto all’ampollosa immagine che sempre cerca di dare della propria esistenza, e ne riconosce con inusitato realismo l’estrema miseria. Smette i panni del cavaliere, e torna ad essere il mendicante che in fondo è: un uomo, cioè, che mendica – senza mai raggiungere – un grande ideale per cui vivere e per cui, soprattutto, morire.

 

Il sorriso di profonda simpatia che costantemente accompagna lo spettatore nel seguire le imprese di Brancaleone e della sua armata ha due origini: una riguarda il personaggio, l’altra la sua lingua. La prima è cioè legata, come detto, alla sua continua, goffa e impossibile ricerca di un ideale cui votarsi interamente. Vorrebbe combattere come nessuno ha mai combattuto, vorrebbe amare come nessuno ha mai amato. Nel primo caso l’intento fallisce per la propria mancanza di mezzi; nel secondo per l’indegnità altrui.

 

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COMMENTI
29/04/2010 - Grazie (Raffaele Castagna)

Raramente ho letto riflessioni così assennate circa un film che una diffusa visione superficiale facilmente cataloga come "comico". Grazie davvero.