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TV/ Csi, House e Ncis: le serie che hanno cambiato il mondo dei telefilm

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La fidelizzazione

Ancora, per la televisione generalista il telefilm è un po’ come un romanzo di appendice: un mezzo per sostenere nel tempo, con costanza, gli ascolti. Fondamentale, quindi.

 

John Wells, Jerry Bruckheimer e JJ Abrams come Carolina Invernizio? Non proprio, ma sicuramente sono dei maghi del racconto e dell’invenzione, capaci di costruire sofisticati congegni narrativi, che riescono a far affezionare i propri spettatori e a convincerli a tornare a guardare i propri prodotti di settimana in settimana.

 

La controprova empirica

Al di là di ogni ragionamento, poi, esiste anche una considerazione quantitativa: sulla generalista il numero di serate a telefilm resta costante; sulla pay, il telefilm non solo continua ad alimentare i canali della piattaforma Sky, ma ha cominciato a riempire anche quelli Mediaset Premium.

 

E, inoltre, proprio in questo modo, iniziano ad arrivare sui nostri schermi anche telefilm sempre più raffinati, che mai avrebbero trovato posto sulla tv generalista. Prodotti nuovi, racconti nuovi, invenzioni sempre più audaci: in una parola una “grammatica” diversa che man mano abitua lo spettatore a chiedere sempre di più e di meglio

 

Conclusioni

Certo, ci sono dei segnali di allarme, ma il lasso temporale preso in esame è troppo esiguo per un giudizio così definitivo. E, poi, questi segnali, a oggi, sono deboli e forse contingenti. Stiamo ragionando sull’onda concomitante di una serie di fenomeni, in parte passeggeri e in parte strutturali, che rischiano di alterare la visione d’insieme:

 

crisi finanziaria che ha implicato una minor disponibilità di capitali da impegnare, meno prodotti, meno investimenti e meno economie di apprendimento;

 

sciopero degli sceneggiatori americani nel 2008, che ha di fatto quasi paralizzato la produzione della più grande fabbrica di seriale del mondo, Hollywood. Giusto per dare una cifra, rispetto agli abituali circa 110 piloti presentati sul mercato, quell’anno ne è arrivata poco più della metà, una sessantina. E ripartire costa tempo, soldi e fatica;

 

fase bassa del ciclo della creatività. È un bene raro la creatività, non prevedibile e non gestibile con esattezza geometrica.

 

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