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DEAR JOHN/ Un film intenso d’amore, ma con poca umanità

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Facili sospiri e lacrime sono garantiti da Dear John, incontro tra Lasse Hallström (regista di Chocolat e Hachkiko) e Nicolas Sparks, melenso autore del romanzo Ricordati di guardare la luna, cui il film s’ispira.

 

Senza mai raggiungere il tasso glicemico del precedente sparksiano Le parole che non ti ho detto, Dear John riesce, a fatica, a smarcarsi da scontati clichè e raccontare una storia compiuta. Ma il tono retrò da epopea sentimentale e la struttura da romanzo d’appendice cozzano con lo sfondo postmoderno dell’11 settembre.

 

John (Channing Tatum), fisico da surfista e spigolosità del soldato in licenza, tradisce nello sguardo una ferita nascosta. Savannah (Amanda Seyfried), radioso sorriso acqua e sapone, non dice parolacce e passa le vacanze costruendo case ai senzatetto.

 

Sulla più classica delle spiagge del Sud Carolina, nella più classica delle oziose giornate estive, il militare eroico emerge come un dio dai flutti porgendo a Savannah la borsa caduta e suscitando sguardi languidi e grati.

 

Sono subito tramonti e chitarre in riva al mare, giochi sulla sabbia e cieli stellati. Un piccolo grande amore con tutte le estive promesse di eternità che sappiamo recitare a memoria, da Moccia agli spot del Cornetto.

 

Ma un inaspettato elemento narrativo desta immediatamente interesse: dietro l’ombrosa aggressività di John si cela il dramma di un padre autistico, legato al mondo esterno solo da una collezione di monete.

 

Un fragile filo che unisce gli innamorati in profondità: Savannah sogna infatti di aprire un campo estivo per bambini autistici. Una tematica sfortunatamente solo abbozzata che mal si integra con i sospirosi batticuori della coppia.

 

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