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LULU’/ La maghetta dei fiori che ha girato il mondo

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Noi bambini eravamo estasiati da questo potere, avere un armadio in una spilla è il desiderio di tutti.

Ma dovevamo vendicarci di quell’arpia che ci aveva tolto credibilità davanti alla nostra compagnia. Fu così che ci inventammo anche noi il fiore dai sette colori, costruito con la carta velina e appeso sopra un albero nel boschetto vicino casa.

 

Informammo tutto il vicinato che chi avesse trovato quel fiore, in premio avrebbe avuto la spilla magica di Lulù e quindi un abito nuovo ogni giorno. Dov’era la spilla? Ovviamente attaccata sulla porta della cucina di mia nonna. Ve li ricordate quegli appendi stracci degli anni Ottanta a forma di margherita? Io ho segato la porta di mia nonna per avere quell’oggetto e poter ingannare tutti quanti.

 

Lulù invece ha sempre un angelo custode al suo fianco, tale Celi (Serge in originale) che l’aiuta ogni volta a uscire dai guai e che regala semi di fiori a tutti quelli che incontra. La cattiva di turno è la perfida Togenicha e il suo aiutante Yavoque, anche loro alla ricerca del mitico fiore.

 

Il bello delle avventure di Lulù è che si svolgono tutte in Europa, quasi una specie di interrail, ma senza tenda. E chi ha buona memoria può ricordare che gli ultimi episodi sono ambientati in Italia. Lulù infatti ha attraversato lo stivale in lungo e in largo, dalla Sicilia a Roma, da Firenze a Sanremo, ma non per presentare il festival, sempre per cercare quel maledetto fiore, che alla fine si è rivelato essere a casa dei nonni. Praticamente ha fatto un viaggio per niente.

 

Il “mondo biondo” come cantavano i Rocking Horse nell’omonima sigla, è uno dei cartoni più romantici della serie delle maghette e ogni fine puntata, la voce narrante, da un aneddoto sui fiori e sul loro significato.

 

GUARDA LA SIGLA DI LULU’

 

 

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