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CANNES/ Il festival di Tim Burton premia anti-realismo e visionarietà

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Non ho ancora visto il film vincitore, ma avrò senz’altro piacere di vederlo. Credo che in questa vittoria, che premia l’anti-realismo e la visionarietà, abbia senz’altro pesato la presidenza di Tim Burton. Staremo a vedere, adesso, se il film riuscirà a circolare nelle sale e a conquistare il pubblico. Sono molto contento del premio al nostro Elio Germano: è un attore molto bravo ed eclettico.

 

 

Come esce il cinema italiano da questo festival?

 

Da diversi anni il cinema italiano non riesce più a imporsi a livello internazionale. I pochissimi film italiani che sono stati davvero conosciuti all’estero si contano sulle dita di una mano: se si parla, per es., con un americano colto, che conosce il cinema internazionale, normalmente sa citare solo tre titoli: Nuovo Cinema Paradiso, Il postino, La vita è bella.

 

L’esultanza di un paio d’anni fa per i risultati (premi importanti, ma comunque collaterali) per Gomorra e Il divo a me è sembrata esagerata. Devo dire che in entrambi i casi, fra l’altro, si trattava di film molto freddi (in Gomorra i personaggi sono trattati con la freddezza di un entomologo) che magari sono anche stati venduti all’estero, ma da nessuna parte hanno avuto un vero successo; anche in Italia, a dispetto degli incassi più che buoni, non mi sembra che Gomorra sia stato veramente amato. Il cinema italiano, soprattutto quello di autore, tende ad essere molto freddo, a non coinvolgere con le emozioni.

 

In questo modo lascia tutto il mercato libero alle commedie, che a mio parere hanno successo non per la loro volgarità, ma nonostante la loro volgarità. Prova ne è che quando Aldo, Giovanni e Giacomo hanno fatto bei film non volgari, hanno incassato più del “Natale” di turno, che di solito ha il record di incassi fra le commedie volgarotte. Un film come Billy Elliot, per esempio, che produttivamente sarebbe possibilissimo in Italia, non viene fatto anche perché il cinema italiano non ha risolto questo problema di rapporto con le emozioni del racconto, e anche, per es., con l’happy end che il cinema d’autore vede sempre con sospetto.

 

 

In che misura un Festival rispecchia lo stato reale del cinema e del pubblico di un Paese?

 

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