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CANNES/ Il festival di Tim Burton premia anti-realismo e visionarietà

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Un festival è sempre in amplissima parte espressione della sensibilità dei selezionatori e della “nicchia” che il Festival stesso si è ritagliato all’interno del vastissimo mondo della produzione cinematografica. Ci sono film bellissimi e importantissimi che non passeranno mai da un festival, perché non sono adatti per quel pubblico. Le cose però possono cambiare e forse in una certa misura stanno cambiando.

 

Mi ha sorpreso positivamente, per es., che quest’ultimo anno a Venezia fosse ospitato Up: un film della Pixar era impensabile in un festival del genere fino a pochi anni fa. Stessa sorpresa positiva per la presenza a Cannes di Des hommes et des Dieux, il film sui monaci francesi uccisi in Algeria, che spero di veder arrivare presto in Italia.

 

 

In Italia la frattura tra critica e pubblico è ancora profonda o ci sono segnali di avvicinamento? Esiste una “terza via” tra cinema d’autore e cinepanettone?

 

Una “terza via” ci sarebbe, ma è ancora poco frequentata. Casi molto interessanti e positivi sono a mio parere i film di Ficarra e Picone come Il 7 e l’8 e anche La matassa, che in qualche modo si avvicinano alle prove migliori di Aldo, Giovanni e Giacomo (penso in particolare a Chiedimi se sono felice, che considero un gran bel film). Si tratta di opere divertenti, non volgari, che si rivolgono a un pubblico medio e che sanno coinvolgere raccontando storie che promuovono valori come l’amicizia, la lealtà, il perdono. Sono film assai lontani –per es.- dalla visione catastrofista della famiglia che ha molto cinema d’autore. Un suo fondo di genuinità (in questo simile al Pieraccioni del Ciclone) l’ha avuto anche Cado dalle nubi.

 

Ora occorrerà vedere se nei suoi prossimi lavori Checco Zalone (qui assai ben indirizzato dal regista e sceneggiatore Gennaro Nunziante) manterrà questo candore di fondo, cosa che gli auguriamo, ovviamente, o se invece deriverà verso la comicità becera.

 

 

Come può il cinema italiano tornare ad essere “popolare” e nel contempo di qualità?

 

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