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CANNES/ Il festival di Tim Burton premia anti-realismo e visionarietà

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L’idea di fondo era quella di attingere alle migliori esperienze del cinema hollywoodiano e della fiction italiana, per formare persone con un profilo internazionale: da sempre abbiamo un rapporto molto stretto con la Lux vide, che con i suoi prodotti come Don Matteo, Ho sposato uno sbirro, ma anche Guerra e pace, Enrico Mattei, Coco Chanel, e alcune delle migliori fiction religiose come Sant’Agostino, ha sempre curato l’approfondimento del racconto e il coinvolgimento dello spettatore, proponendogli valori in piena sintonia con la fede cristiana.

 

Ci siamo appoggiati molto su questa esperienza, ma devo anche dire che negli ultimi anni, proprio su prodotti come quelli citati, c’è stato un apporto decisivo di nostri ex-allievi, che hanno firmato queste fiction come sceneggiatori, produttori creativi, story editors.

 

 

Quest’anno il suo Master festeggia i dieci anni di attività. Qual è il bilancio?

 

Il bilancio è più che positivo, se non fossi amico dell’understatement direi entusiasmante. Credo che abbiamo mostrato come si possa formare, in modo pienamente rispettoso dei valori e delle nostre radici culturali cristiane e umanistiche, persone che si inseriscono in modo immediato ed efficace in un’industria competitiva e dura come quella del cinema e della televisione. Devo dire che su gran parte delle cose migliori fatte dalla televisione di oggi, hanno collaborato nostri ex-allievi, da miniserie di prima serata a cartoni animati (andati in onda anche in Germania o Inghilterra).

 

Idem per alcuni prodotti di aziende come Disney publishing. In questi mesi, poi, ho avuto la soddisfazione di veder decollare un ex-allievo che reputavo di grande talento, Alessandro D’Avenia, l’autore di Bianca come il latte rossa come il sangue (Mondadori), un romanzo a mio parere bellissimo, che sta avendo un meritato successo, e sta per essere pubblicato in una ventina di Paesi, dalla Russia all’Albania, dal Brasile a Taiwan. Dove dobbiamo ancora “decollare” è in ambito cinematografico: ma su questo fronte ci sono segnali molto positivi e credo che anche solo fra uno o due anni potrò elencare un buon numero di titoli e progetti in sviluppo scritti dai nostri allievi.

 

 

Ma è possibile “insegnare” la creatività?

 

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