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CANNES/ Il festival di Tim Burton premia anti-realismo e visionarietà

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La creatività può essere incanalata, educata, indirizzata. E’ certo che la cultura di base e il talento non possono essere dati in un corso come il nostro, che dura solo un anno. Ma noi cerchiamo di trovare giovani con una cultura molto solida, una personalità aperta e vivace e diamo a loro gli strumenti tecnici per ottimizzare la loro capacità di costruire racconti che appassionino: per il cinema e la tv, ma anche –indirettamente- per il romanzo, il fumetto, il documentario, ecc.

 

Insegniamo ad andare in profondità, a non essere astrusi, a lavorare su grandi temi e grandi emozioni (cosa assolutamente fondamentale in televisione). Naturalmente sono tutte capacità che poi vanno pazientemente sviluppate ed esercitate, a volte ci vogliono anni di maturazione, ma –per es.- la capacità di valutare se un prodotto funziona o no, quella quasi tutti i nostri allievi già alla fine del corso ce l’hanno. Ed è una caratteristica che –posso garantire- è ancora oggi assai rara nel mondo del cinema italiano. Ben pochi produttori e registi ce l’hanno e i film che spesso escono lo dimostrano assai bene, purtroppo.

 

 

Quali sono le caratteristiche per diventare un bravo sceneggiatore?

 

In questi anni di lavoro (anche come consulente di fiction per la Lux vide) mi sono convinto che per essere un eccellente sceneggiatore occorre avere insieme una grande creatività e una grande razionalità. Per questo i grandi sceneggiatori sono così pochi, perché di solito una caratteristica fa a pugni con l’altra. Ma ci sono persone -e fra i nostri ex-allievi potrei citare alcuni nomi che oggi sono richiestissimi sul mercato della fiction italiana- che miracolosamente riescono a tenere insieme questi due poli. Un buon film, una buona fiction deve innovare, deve sorprendere, ma in un modo per cui alla fine lo spettatore capisce che è giusto che le cose stiano così, anzi, che la sorpresa e il “viaggio” alla fine l’hanno portato più in profondità dentro se stesso e così uno capisce meglio anche la propria vita.

 

Se la sorpresa non ha una profonda motivazione non risulta neanche interessante. Se invece l’autore trova modi nuovi, inediti, sorprendenti, per dire delle grandi verità, ecco che abbiamo dei capolavori. Da tempo sto seguendo con molta attenzione il caso Pixar e sono convinto che le loro opere (Toy Story, Monsters & Co. Nemo, Gli incredibili, Ratatouille, Up e tutti gli altri loro film) rispondano per antonomasia a queste caratteristiche. Il mio sogno è che fra una decina, magari forse anche venti anni, anche da noi si riesca a fare qualcosa di simile.

 

E’ un sogno per cui stiamo lavorando…, in modo molto concreto, anche stringendo via via una serie di rapporti con il mondo produttivo americano, da cui abbiamo tante cose da imparare.



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