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IL CAVALIERE OSCURO/ Il film “supereroistico” più pessimista mai realizzato che piace anche ai dipendenti da adrenalina

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La sceneggiatura intreccia perfettamente le vicende dei tre protagonisti della pellicola (Batman, Joker, Harvey Dent), trasformandosi in profonda riflessione sul male e sull’ossessione. E il personaggio di Batman acquista per la prima volta sul grande schermo la credibilità di protagonista assoluto: con il suo male, le sue ossessione e le sue paure, il Batman di Nolan evita di farsi oscurare dai suoi affascinanti nemici, finendo per smettere una volta per tutte i panni del supereroe, rivestendosi di quelli tormentati e oscuri da giustiziere senza legge. Temuto dai criminali e ricercato dalle forze dell’ordine, il Batman di Nolan (impersonato da Christopher Bale, la cui interpretazione è rovinata dal doppiaggio poco entusiasmante di Claudio Santamaria) è un uomo distrutto dal fuoco della vendetta, con una sete implacabile di giustizia. La sua giustizia.


Un po’ come lo stesso Joker, che cerca nel caos il modo di cambiare il mondo a sua immagine e somiglianza. Sorretto dalla buona interpretazione di Heath Ledger, il Joker di Nolan è il Caos-Caso che rivive nella carne umana, distrutta dalle cicatrici e dalla folle lucidità della sua mente criminale. E il tema della giustizia (come quello della follia) ritorna anche nelle vicende di Harvey Dent, letto in un’ottica più politica e sociale che sfocia però nelle vicende personali.

 

Forse non il capolavoro che ci era stato promesso (ma si sa che i fan sono sempre difficili da accontentare), ma Il cavaliere oscuro vince tutte le scommesse contro chi pensa sia impossibile unire divertimento e analisi socio-psicologica. È il post-modernismo, baby!
 



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