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MAKE IT OR BREAK IT/ La fiction Usa scopre lo sport al femminile. E che la vita non è solo fiori

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Payson, Emily, Kaylie e Lauren crescono puntata dopo puntata, imparano dai loro errori, a volte tornano a commetterli, ma sempre affrontando la vita “di petto”: qualcosa che raramente le nuove serie per giovani osano mostrare. Sono sedicenni con un entusiasmo, un’energia e una voglia di vincere fuori dalla norma, che puntano alle Olimpiadi e sono disposte a fare enormi sacrifici per arrivarci.

 

Il tema del sogno mostra qui la sua doppia faccia: cosa accade se, per qualche motivo, il traguardo non si può conquistare? Quando Payson, la migliore del gruppo, rischia di non poter più gareggiare a causa di un grave incidente, si scatena una delle domande più “calde” della serie: quanto vale la pena sacrificare per un sogno? Payson era disposta a sacrificare tutto, ma il suo percorso la porta ad aggiustare il tiro.

 

Grazie al ritmo elevato, la tensione delle gare, lo spettacolo offerto dalle esibizioni, le storie d’amore complicate, l’inedita ambientazione “montanara” e una colonna sonora che pesca nel repertorio pop internazionale, la serie è riuscita a conquistarsi l’affetto del pubblico americano, convincendo i produttori a mettere in cantiere una seconda stagione.

 

Sono bravi gli autori a far leva sul desiderio di vincere, di farcela, che appartiene – latente o esplicito – a tutti gli esseri umani, costruendo una storia che riesce a trasmettere la carica di un litro di caffè: vedremo mai qualcosa del genere prodotto nel nostro paese? Mah. Nel frattempo, godiamoci la storia delle giovani campionesse americane.



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